I pupazzi originali di Star Fox, quelli utilizzati per le campagne promozionali del celebre gioco Nintendo, non esistono più. A rivelarla è una notizia che farà storcere il naso a più di qualche appassionato. A distruggerli è stato lo studio Shirogumi, lo stesso che ha realizzato gli effetti visivi di Godzilla Minus One. E no, non si tratta di un gesto di vandalismo o di una scelta controversa fatta a cuor leggero. La questione è molto più concreta e, per certi versi, inevitabile.
Quei pupazzi di Star Fox erano stati costruiti in modo artigianale, incollando pelliccia e piume su gomma naturale. Un materiale che, per sua stessa natura, si deteriora semplicemente restando esposto all’aria. Non serviva nessun incidente, nessuna disattenzione, bastava il passare del tempo. La gomma naturale utilizzata come base rendeva quei pezzi estremamente fragili dal punto di vista della conservazione. Col tempo, il degrado era diventato tale da rendere impossibile qualsiasi forma di restauro o mantenimento.
I pupazzi di Star Fox, perché non è stato possibile salvarli
Quando si parla di oggetti promozionali legati ai videogiochi, spesso ci si immagina che vengano conservati con cura maniacale in qualche archivio climatizzato. La realtà è molto diversa, soprattutto per manufatti realizzati decenni fa con materiali organici e instabili. I pupazzi di Star Fox rientravano esattamente in questa categoria. La combinazione di pelliccia, piume e gomma naturale li rendeva sostanzialmente a tempo determinato. Nati per una funzione promozionale specifica, non erano mai stati progettati per durare per sempre.
Lo studio Shirogumi, che li aveva in custodia, si è trovato di fronte a un dato di fatto. Le condizioni dei pupazzi erano ormai compromesse in modo irreversibile. La distruzione, per quanto dolorosa per chi avrebbe voluto vederli esposti in un museo o in una collezione privata, è stata la conseguenza diretta del deterioramento naturale dei materiali. Non una scelta presa alla leggera, ma il risultato di un processo fisico che non lasciava alternative praticabili.
Un pezzo di storia Nintendo che non tornerà più
Per chi è cresciuto con le avventure di Fox McCloud e compagni, sapere che quei pupazzi non esistono più ha un sapore agrodolce. Erano testimonianze fisiche di un’epoca in cui il marketing dei videogiochi passava anche attraverso oggetti tangibili, realizzati a mano, con una cura quasi cinematografica. E in effetti il collegamento con il mondo del cinema non è casuale, visto il coinvolgimento di uno studio che si è poi affermato a livello mondiale proprio grazie a produzioni come Godzilla Minus One.
La vicenda dei pupazzi di Star Fox racconta anche qualcosa di più ampio sul rapporto tra industria dell’intrattenimento e conservazione della memoria storica. Tanti materiali promozionali, prototipi, modelli fisici legati ai grandi franchise videoludici finiscono perduti, danneggiati o distrutti semplicemente perché nessuno, al momento della loro creazione, pensava che un giorno sarebbero diventati pezzi da collezione. La pelliccia si sfalda, la gomma si crepa, le piume si sbriciolano. E quello che resta è solo il racconto di cosa fossero quei pupazzi, prima che l’aria facesse il suo corso.
Lo studio Shirogumi ha quindi confermato la fine di questi manufatti, chiudendo un capitolo su cui gli appassionati si interrogavano da tempo. Ora almeno si sa cosa è successo: nessun mistero, nessun colpo di scena, solo la chimica dei materiali che ha fatto il proprio lavoro.
