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iliad e il piano “Più Veloci”: quattro pilastri per le reti mobili del futuro

Con la scadenza delle licenze frequenziali del 2029 all'orizzonte, iliad lancia una proposta strutturale per trasformare la telefonia mobile italiana in una leva di crescita digitale per il prossimo decennio

scritto da Denis Dosi 28/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
iliad e il piano "Più Veloci": quattro pilastri per le reti mobili del futuro
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La riallocazione delle frequenze per la telefonia mobile — il cui processo è destinato a definirsi nei prossimi mesi in vista della scadenza nel 2029 delle licenze che coprono il 73% delle frequenze attualmente utilizzate in Italia — è esattamente una di quelle decisioni capace di ridisegnare il futuro del paese. Ed è per questo che iliad ha scelto di non aspettare, presentando oggi “Più Veloci”: un piano strutturale che punta a riformare le basi su cui verranno costruite le reti mobili italiane del prossimo decennio.

L’operatore, che ha costruito la propria identità attorno a trasparenza e accessibilità, non si limita a difendere interessi di parte. L’obiettivo dichiarato è allargare il perimetro del dibattito pubblico, invitando l’intero settore a ragionare in chiave prospettica piuttosto che a tutela delle posizioni acquisite.

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Quattro pilastri per un sistema più competitivo

Il piano si articola su quattro assi complementari, ciascuno pensato per affrontare uno dei nodi strutturali che oggi frenano lo sviluppo della telefonia mobile italiana.

Il primo riguarda le frequenze. Lo spettro frequenziale è la materia prima delle reti mobili, e la sua disponibilità condiziona direttamente la capacità di abilitare tecnologie come il 5G Standalone, l’intelligenza artificiale e l’edge computing. iliad propone una ricognizione complessiva delle risorse frequenziali disponibili, inclusa la valutazione di forme di utilizzo duale — condivisione tra soggetti pubblici e commerciali — e un primo passo concreto attraverso la banda 2,3 GHz, su cui il Ministero delle Imprese ha già avviato una procedura di assegnazione temporanea.

Il secondo pilastro affronta i limiti elettromagnetici. Più spettro non serve a molto se le antenne non possono sfruttarlo pienamente. L’Italia ha alzato il limite a 15 V/m nel 2024, ma rimane significativamente al di sotto degli standard europei. iliad propone un percorso graduale che porti entro il 1° gennaio 2030 all’allineamento al limite europeo di 61 V/m, condizione ritenuta indispensabile dagli esperti per non vanificare il valore industriale e sociale delle nuove frequenze.

Il terzo pilastro riguarda gli investimenti. L’idea è che le frequenze non vengano pagate solo in denaro, ma anche con impegni concreti e misurabili in termini di copertura e qualità della rete. iliad propone che ciascun operatore si impegni ad attivare il 5G Standalone in tutti i capoluoghi di regione entro due anni dall’assegnazione, estenderlo a tutti i capoluoghi di provincia entro tre anni e mezzo, e raggiungere il 99% della popolazione entro sei anni. Un piano che include anche obiettivi di affidabilità — disponibilità del servizio al 99,9% — e protocolli avanzati di disaster recovery.

Il quarto e ultimo pilastro punta sulla concorrenza. iliad propone una redistribuzione delle bande 900, 1800, 2100 MHz e 3,4-3,8 GHz tra i quattro operatori nazionali, con l’obiettivo di creare condizioni di mercato più equilibrate. I tre operatori storici accederebbero alla banda 2,3 GHz in cambio di un parziale rilascio delle frequenze nelle bande citate: un meccanismo pensato per incentivare gli investimenti senza penalizzare la sostenibilità finanziaria del settore.

Il parere degli esperti

Il piano non è solo una proposta operativa: iliad ha coinvolto accademici ed esperti per analizzare ciascuno dei quattro assi. Sul fronte della connettività come infrastruttura produttiva, Davide Dattoli di Talent Garden ha sottolineato come per le 400.000 aziende manifatturiere italiane distribuite sul territorio la rete mobile non sia un servizio consumer ma un moltiplicatore di produttività. Il professor Nicola Pasquino dell’Università Federico II ha ribadito che senza un adeguamento dei limiti elettromagnetici il potenziale del 5G resterà sulla carta. I professori Pozzi e Quaglione della LUISS e dell’Università di Chieti-Pescara hanno collegato il valore dello spettro alla capacità degli operatori di tradurre le licenze in infrastrutture concrete. Il professor Carnevale Maffè della SDA Bocconi ha infine articolato cinque condizioni perché una riforma della spectrum policy sia davvero efficace — dalla neutralità procedurale alla certezza regolatoria — avvertendo che la violazione anche di una sola di esse comprometterebbe l’intera riforma.

Una scelta che vale quindici anni

Come ha dichiarato l’AD di iliad Benedetto Levi, le decisioni che verranno prese oggi sulle frequenze condizioneranno le reti dei prossimi quindici anni. “Più Veloci” nasce dalla consapevolezza che questo non è il momento per ragionare in difensiva, ma per costruire le infrastrutture digitali che l’Italia dovrà avere per restare competitiva nel panorama europeo e globale.

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Denis Dosi
Denis Dosi

Laureato in ingegneria informatica nel lontano 2013, da sempre appassionato di scrittura e tecnologia sono riuscito a convogliare in un'unica professione le mie due più grandi passioni grazie a TecnoAndroid.

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