Sotto il suolo della Galizia si nasconde qualcosa che potrebbe cambiare i rapporti di forza tecnologici dell’intero continente. La miniera di Penouta, situata nel comune di Viana do Bolo, in provincia di Ourense, è l’unica miniera di coltan in tutta l’Europa occidentale che sta per tornare operativa. Ed è una notizia enorme, considerando quanto questo minerale sia diventato fondamentale per la produzione di chip e componenti elettronici. La cosa sorprendente è che la riapertura dipende ormai da un singolo passaggio burocratico, una firma che potrebbe arrivare entro l’estate.
Non si tratta di una scoperta recente. Le operazioni originali della miniera si fermarono nel 1985, dopodiché l’area rimase abbandonata per anni. Un tentativo di rilancio da parte dell’azienda Strategic Minerals c’è stato, ma è finito in procedura concorsuale. Oggi però lo scenario è completamente diverso. Il Consiglio dei Ministri spagnolo ha dato il via libera all’Investimento Diretto Estero, passaggio indispensabile affinché il gruppo australiano Energy Transition Minerals (ETM), tramite la propria filiale spagnola, possa acquisire definitivamente il giacimento. L’offerta presentata in asta pubblica ammonta a circa 5,2 milioni di euro.
Con l’autorizzazione del governo centrale già ottenuta e le risorse finanziarie assicurate, la palla passa ora alla Xunta de Galicia. L’operazione dipende esclusivamente dall’approvazione del trasferimento delle licenze dal vecchio promotore a ETM da parte della Dirección Xeral de Enerxía e Minas. Dalla Consellería de Economía e Industria fanno sapere che il processo è “molto avanzato”. L’azienda conta di firmare gli atti entro maggio, o al più tardi di completare tutto nel secondo trimestre dell’anno, comunque prima di luglio.
Coltan per l’Europa: perché Penouta è così strategica
Il giacimento galiziano di Penouta è ricco di stagno e tantalio, il minerale popolarmente noto come “oro nero” o coltan. Si tratta di materie prime critiche per la fabbricazione di componenti elettronici, in un momento storico in cui l’Europa sta cercando in tutti i modi di ridurre la propria dipendenza da paesi terzi. Daniel Mamadou, direttore generale di ETM, ha dichiarato che l’azienda si è impegnata a garantire che l’intera produzione “rimanga disponibile per lo sviluppo delle industrie associate all’interno dell’Unione Europea”. Sono già stati avviati contatti con potenziali partner locali.
C’è anche un valore aggiunto legato all’economia circolare. Un rapporto dell’UE dedicava un capitolo intero a Penouta, evidenziandola come esempio virtuoso nel recupero di materie prime critiche a partire dai residui minerari delle vecchie discariche degli anni Ottanta, un’attività che, tra l’altro, “può contribuire al ripristino dell’ambiente”.
Il piano di rilancio e i nodi ancora da sciogliere
La riattivazione seguirà un percorso graduale. ETM prevede di partire dalla cosiddetta “sezione B”, ovvero le discariche minerarie, permettendo un inserimento progressivo di lavoratori. Nel frattempo, l’azienda preparerà la documentazione per richiedere una nuova licenza per la “sezione C”, cioè lo sfruttamento vero e proprio della miniera di Penouta, con l’obiettivo di iniziare a estrarre coltan nel 2027. Per abbreviare i tempi burocratici, ETM intende richiedere la dichiarazione di Progetto Industriale Strategico.
L’attenzione alle licenze non è casuale. Il fronte giudiziario ha segnato profondamente la storia recente di questo giacimento. Da un lato, arrivano buone notizie: l’Audiencia Provincial di Ourense ha archiviato definitivamente a febbraio un procedimento per presunti scarichi inquinanti, non riscontrando indizi di reato. Dall’altro lato, però, il permesso principale di sfruttamento della precedente proprietaria è stato annullato nel 2024 dal Tribunal Superior de Xustiza de Galicia (TSXG), che ha giudicato “insufficiente” lo studio di impatto ambientale relativo alla Rete Natura 2000. La decisione è attualmente oggetto di ricorso davanti al Tribunale Supremo.
La chiusura della precedente fase operativa della miniera aveva lasciato senza lavoro 55 famiglie dopo la procedura concorsuale. Oggi, con il finanziamento australiano garantito, l’autorizzazione di Madrid già ottenuta e un orizzonte giudiziario che comincia a schiarirsi, l’intero settore trattiene il fiato in attesa di quell’unica firma della Xunta de Galicia che rimetterebbe Ourense sulla mappa della transizione energetica europea.
