Manus, la startup cinese di intelligenza artificiale considerata tra le più promettenti del panorama tecnologico asiatico, non passerà nelle mani di Meta. Il governo di Pechino ha deciso di intervenire direttamente sull’operazione, chiedendo il ritiro della transazione che avrebbe dovuto portare la società sotto il controllo del colosso americano guidato da Mark Zuckerberg.
Manus, un’acquisizione da oltre 1,8 miliardi di euro bloccata sul nascere
L’operazione aveva un valore stimato di oltre 1,8 miliardi di euro e rappresentava uno dei tentativi più ambiziosi di Meta per rafforzare la propria posizione nel settore dell’intelligenza artificiale. Manus, infatti, si era fatta notare a livello internazionale per le sue capacità nello sviluppo di soluzioni IA avanzate, tanto da finire nel mirino delle grandi aziende tecnologiche occidentali. Eppure, proprio quando la trattativa sembrava avviata verso la chiusura, è arrivato lo stop delle autorità cinesi.
La mossa di Pechino non è esattamente una sorpresa per chi segue le dinamiche geopolitiche legate alla tecnologia. Da anni ormai la Cina considera le proprie startup di intelligenza artificiale come asset strategici, risorse che non possono essere cedute a potenze straniere senza un’attenta valutazione. E nel caso di Manus, evidentemente, la valutazione ha portato a un secco no.
La guerra tecnologica tra Cina e Stati Uniti si gioca anche così
Quello che è successo con Manus e Meta racconta qualcosa di più grande di una singola acquisizione saltata. È il segnale che la competizione tra le due superpotenze nel campo dell’intelligenza artificiale sta diventando sempre più serrata, e che nessuna delle due parti è disposta a fare concessioni. Se da un lato gli Stati Uniti impongono restrizioni sull’export di chip avanzati verso la Cina, dall’altro Pechino risponde proteggendo con le unghie e con i denti le proprie eccellenze tecnologiche.
Manus era considerata una delle startup IA cinesi più promettenti, il tipo di realtà su cui un Paese costruisce il proprio vantaggio competitivo nel lungo periodo. Lasciarla andare verso Meta avrebbe significato, agli occhi del governo cinese, regalare know how prezioso a un diretto concorrente strategico. E questo, nel clima attuale, non era semplicemente accettabile.
Cosa cambia adesso per Meta e per il mercato
Per Meta si tratta di un colpo non da poco. L’azienda di Menlo Park stava puntando forte su questa acquisizione per accelerare lo sviluppo delle proprie tecnologie di intelligenza artificiale, un settore in cui la concorrenza interna americana è già feroce, tra OpenAI, Google e le altre big tech. Perdere Manus significa dover cercare altrove competenze e talenti, oppure svilupparli internamente con tempistiche inevitabilmente più lunghe.
Sul fronte cinese, invece, la decisione di Pechino rafforza il messaggio che le aziende tecnologiche nazionali restano sotto la protezione dello Stato quando si tratta di operazioni con soggetti stranieri. Manus continuerà quindi il proprio percorso come realtà cinese, con tutte le opportunità e i vincoli che questo comporta in un mercato che resta enorme ma sempre più regolamentato.
La richiesta formale di ritiro della transazione da parte delle autorità cinesi chiude di fatto ogni spiraglio per una ripresa delle trattative tra Manus e Meta, almeno nelle condizioni attuali.
