Fernando Ramallo è uno di quei nomi che chi ha seguito il cinema spagnolo negli anni ’90 ricorda bene. Giovane promessa finita quasi per caso davanti a una cinepresa, oggi racconta sui social le difficoltà quotidiane di chi fa l’attore di mestiere. E una delle questioni che ha sollevato di recente è tanto concreta quanto ignorata: gli attori di teatro che vanno in tournée devono pagarsi da soli l’alloggio, e con i prezzi degli hotel alle stelle, la cosa sta diventando insostenibile.
La storia di Ramallo ha qualcosa di paradigmatico. Nel 1996, quando era ancora adolescente, si infilò in un casting che David Trueba stava facendo in un istituto di Madrid e ottenne uno dei ruoli principali de La buena vida. L’anno dopo, con il suo secondo film, Carreteras secundarias di Emilio Martínez Lázaro, venne nominato al Goya come miglior attore rivelazione. Una carriera che sembrava lanciata. Poi arrivarono El corazón del guerrero, che non andò bene, e la pluripremiata Krampack. Nel frattempo Fernando Ramallo rifiutò diverse proposte televisive perché voleva dedicarsi al cinema, come gli era stato consigliato. E a un certo punto il telefono smise di squillare. “Sono passato dal rifiutare progetti a non riceverne più”, ha raccontato. Si mise persino a credere di essere finito in una sorta di lista nera, anche se, come ammette lui stesso, non era nemmeno abbastanza famoso perché qualcuno si prendesse la briga di escluderlo. Probabilmente fu la televisione, che stava guadagnando sempre più peso, a penalizzarlo dopo i suoi rifiuti.
Da lì in poi Fernando Ramallo ha fatto di tutto: operatore telefonico, animatore alle feste per bambini, commesso. “Perché non usciva niente.” Si è rifugiato nel teatro, dove sopravvive alternando un’opera all’altra, cosa tutt’altro che semplice. “Se riesci a concatenare uno spettacolo con un altro, ce la fai. Ma concatenare è difficile, perché a teatro i casting praticamente non esistono: i registi chiamano i loro amici, quelli con cui sanno di lavorare bene.”
Alloggi a prezzi folli: il problema nascosto delle gire teatrali
Da qualche anno Ramallo condivide sui social aneddoti e riflessioni sul mestiere dell’attore, una delle professioni con il tasso di disoccupazione più alto. E di recente ha affrontato un tema che riguarda tantissime compagnie: il costo degli alloggi durante le tournée teatrali.
“Fare l’attore ed essere in tournée con uno spettacolo teatrale sembra bellissimo, finché non devi pagarti l’alloggio,” spiega in uno dei suoi video. Con i prezzi degli hotel esplosi in città come Madrid, Barcellona, San Sebastián e persino Jerez (“che mi ha lasciato di stucco”), trovare un posto dove dormire senza rimetterci è diventata un’impresa.
Le produzioni forniscono delle diarie per coprire le spese, ma spesso quei soldi non bastano nemmeno per una notte in albergo. Fernando Ramallo ci tiene a precisare che il problema non sono le produzioni teatrali in sé, che fanno quel che possono: le diarie rispettano il contratto collettivo e rappresentano una cifra stabilita. Per le compagnie non è facile aumentare quegli importi, considerando che già devono sostenere costi enormi tra carburante, logistica e tutto il resto necessario per portare gli spettacoli nelle piazze dove vengono richiesti.
Il punto è che fino a qualche tempo fa, con le diarie standard si riusciva a pagare la stanza e magari anche la colazione. Oggi non più. “È un problema di cui si parla poco perché nessuno ci fa caso, ma riguarda sempre più compagnie. Ci sono stati casi in cui hanno rinunciato ad andare in determinate città con il loro spettacolo perché non potevano permettersi l’alloggio.” Ramallo chiude il suo intervento con una frase secca: “È una cosa che deve essere conosciuta di più.”
