Xbox riparte da un manifesto. La nuova CEO Asha Sharma, insieme al capo degli Xbox Studios Matt Booty, ha pubblicato una lettera indirizzata a tutti i dipendenti della divisione, un documento che ha il sapore di una dichiarazione d’intenti piuttosto ambiziosa. Si parla di tutto: dalle esclusive alla prossima generazione di console, dal Game Pass alla necessità di tagliare i costi, passando per un cambio di nome che da solo racconta parecchio della direzione che il brand vuole prendere.
La premessa è disarmante nella sua sincerità. Sharma riconosce apertamente che i fan sono frustrati. Le novità sulle console sono arrivate col contagocce, la presenza su PC non è abbastanza solida, i prezzi continuano a salire e funzionalità fondamentali come la ricerca, la scoperta dei giochi e gli strumenti social risultano ancora troppo frammentati. Anche gli sviluppatori chiedono di più: strumenti migliori, dati più approfonditi, una piattaforma che li aiuti davvero a crescere. Non esattamente il quadro che ci si aspetterebbe da chi raggiunge oltre 500 milioni di giocatori nel mondo, eppure è proprio questo il punto di partenza dichiarato.
Le quattro priorità: hardware, contenuti, esperienza e servizi
Il piano si articola su quattro pilastri. Sul fronte hardware, la strategia prevede di stabilizzare l’attuale generazione come base solida e lanciare Project Helix, pensato per essere leader nelle prestazioni e permettere di giocare sia titoli console che PC. C’è poi la volontà di rafforzare gli accessori e costruire un ecosistema più ampio.
Per quanto riguarda i contenuti, Xbox punta ad ampliare il portafoglio di franchise amati, sviluppare partnership con sviluppatori terzi, espandersi in Cina e nei mercati emergenti, oltre a potenziare piattaforme legate ai creatori come Minecraft, The Elder Scrolls e Sea of Thieves. I giochi live e la gestione a lungo termine restano centrali.
L’esperienza utente va rinnovata in profondità, dalla scoperta alla personalizzazione, fino agli aspetti social. E poi ci sono i servizi: rafforzare Game Pass con una differenziazione chiara e un modello economicamente sostenibile, rendere il cloud gaming fluido anche su dispositivi a basso costo, e usare fusioni e acquisizioni in modo mirato dove la crescita organica non basta. Lungo il percorso, verrà rivalutato anche l’approccio alle esclusive, alle finestre di esclusività e all’intelligenza artificiale.
Addio a Microsoft Gaming: ora si torna tutti sotto il nome Xbox
C’è un passaggio nella lettera che vale quasi quanto tutto il resto. Sharma annuncia l’abbandono del nome Microsoft Gaming come denominazione della divisione. Tutto torna sotto il cappello Xbox, e non è solo questione di branding. Significa che realtà come Bethesda e Activision, finora percepite come divisioni separate all’interno di Microsoft Gaming, entrano ufficialmente nell’orbita Xbox a tutti gli effetti. Un segnale forte, sia verso i giocatori che verso l’industria.
Il tono della lettera è quello di chi sa di dover riconquistare fiducia. Si parla di velocità, autocritica, di preferire il progresso alla perfezione e i creatori ai manager. La nuova metrica principale sarà quella dei giocatori attivi giornalieri. Xbox vuole diventare «il luogo in cui il mondo gioca e crea», con console, PC, cloud e dispositivi mobili tutti collegati da un unico ecosistema dove giochi, progressi, amici e identità seguono il giocatore ovunque.
Il riferimento al controllo dei costi, però, merita attenzione: una formula che storicamente nel settore tecnologico si traduce spesso in licenziamenti e ridimensionamento degli studi di sviluppo. Sharma e Booty dichiarano di essere al giorno 62 del loro mandato e di voler onorare gli impegni presi sul ritorno di Xbox e sul futuro del gaming.
