Il prezzo della benzina e del diesel continua a pesare come un macigno sulle tasche degli automobilisti, e quello che sta succedendo negli Stati Uniti racconta parecchio anche del futuro che attende chi fa il pieno in Italia. Mentre da noi la benzina viaggia stabilmente sopra 1,7 euro al litro anche senza il taglio delle accise, e il diesel ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro, oltreoceano è esploso uno scontro istituzionale che ha implicazioni dirette per i mercati energetici globali.
A scatenare il tutto è stato Chris Wright, ingegnere di lunga esperienza e attuale capo del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. In un’intervista alla CNN, Wright ha praticamente gelato il pubblico americano con una previsione tutt’altro che incoraggiante: vedere la benzina sotto i EUR 3 al gallone (circa 0,72 euro al litro, per dare un ordine di grandezza) sarà un’impresa complicata, e difficilmente accadrà prima del 2027. Ha definito quella soglia “piuttosto ambiziosa in termini corretti per l’inflazione”, lasciando intendere che un ritorno alla normalità nel breve periodo resta molto improbabile. Un bel cambio di rotta, considerando che lo stesso Wright, a inizio conflitto, aveva parlato di un rientro del caro carburanti nel giro di “settimane, non mesi”. Scenario che si è rivelato del tutto irrealistico, visto che a oltre sette settimane dallo scoppio delle ostilità la benzina americana staziona ancora intorno ai EUR 3 al gallone.
Trump contro il suo stesso segretario all’energia
Le parole di Wright non sono piaciute per niente alla Casa Bianca. Donald Trump, interpellato dal quotidiano The Hill, ha letteralmente perso le staffe e ha liquidato le previsioni del suo stesso segretario con una secchezza che non lascia spazio a dubbi. “No, credo che si sbagli su questo. Credo che si sbagli completamente”, ha dichiarato il presidente. Quando gli è stato chiesto di indicare una data plausibile per il calo dei prezzi dei carburanti, Trump ha risposto con una formula tanto vaga quanto significativa: “non appena tutto questo finirà”, riferendosi al conflitto in Medio Oriente tuttora in corso e privo di uno svolgimento definito.
Il problema, però, è che la comunicazione dell’amministrazione Trump su questo tema somiglia ormai a un mosaico impazzito. Il segretario al Tesoro Scott Bessent si era sbilanciato parlando di una benzina “con un tre davanti”, una formula furbesca che di fatto copre anche i EUR 3 al gallone, tra il 20 giugno e il 20 settembre. Lo stesso Trump, solo qualche giorno prima della sua sfuriata, aveva ammesso a Fox News che i prezzi potrebbero non scendere affatto prima delle elezioni di midterm di novembre, salvo poi cambiare radicalmente tono poche ore dopo promettendo ribassi “molto grandi e molto presto”.
Lo stretto di Hormuz e le conseguenze per l’Italia
Al centro di tutto resta lo stretto di Hormuz, l’arteria marittima attraverso cui transita buona parte del petrolio mondiale. Dopo il blocco imposto inizialmente da Teheran, Trump ha risposto con un controblocco che sta mettendo in ginocchio l’economia iraniana ma che, come effetto collaterale, sta facendo esplodere i costi per gli automobilisti di mezzo pianeta. Italia compresa, ovviamente. Il presidente americano appare comunque convinto della bontà della strategia: “Il blocco è molto efficace e molto potente. Perdono circa 450 milioni di euro al giorno col blocco. Siamo noi a controllarlo, non loro.”
