La cannibalizzazione dell’energia solare in Spagna è diventata il paradosso più scomodo del settore rinnovabile europeo. Il paese iberico detiene da anni un primato indiscusso: è il leader continentale nella firma di grandi contratti di fornitura di energia verde per le imprese. Eppure questa medaglia d’oro nasconde un lato decisamente amaro, una sorta di morte per eccesso di successo. Mentre il resto d’Europa soffre per i costi alle stelle dei combustibili fossili a causa del conflitto in Medio Oriente, la valanga di pannelli solari installati in Spagna sta facendo implodere il mercato dall’interno.
I numeri parlano chiaro. I prezzi dei contratti a lungo termine (i cosiddetti PPA, Power Purchase Agreement) sono crollati del 13,5% solo nei primi mesi del 2026. Il megawattora si aggira intorno ai 32 euro, un minimo storico che batte persino i livelli toccati durante la frenata economica della pandemia. Per le grandi aziende si stanno firmando accordi a prezzi stracciati, tra i 15 e i 20 euro.
Il termine che rimbalza tra gli uffici del settore energetico è proprio “cannibalizzazione”. L’enorme capacità solare installata nel paese crea un ingorgo nelle ore centrali della giornata: quando il sole è al massimo, tutti i produttori riversano energia sulla rete contemporaneamente. Questo eccesso brutale di offerta rispetto alla domanda fa precipitare i prezzi. Nel primo trimestre dell’anno sono state registrate quasi 130 ore con prezzi negativi. E il valore dei progetti fotovoltaici sulla carta si è polverizzato: il prezzo del megawatt fotovoltaico “pronto per la costruzione” è passato da circa 150.000 euro di quattro anni fa a meno di 30.000 euro.
Promotori in crisi, ma il paese ci guadagna
Il business delle rinnovabili non è più una passeggiata. Il dramma dei promotori sta tutto in una cifra: ci sono quasi 53 gigawatt di energia solare con permessi di connessione già concessi che però non stanno producendo nulla. Significa che c’è più potenza ferma o in attesa di quella attualmente installata e funzionante (52 GW). Con i tassi di interesse schizzati in alto per l’instabilità geopolitica, le banche hanno chiuso i rubinetti della finanza. Chi è entrato tardi nel boom delle rinnovabili senza solidità economica rischia adesso la bancarotta.
Ma ecco il paradosso più interessante. Quello che è un problema per i promotori diventa un’ancora di salvezza per il paese. Mentre la bolletta energetica europea è cresciuta di 24 miliardi di euro a causa della crisi in Medio Oriente, la forte generazione rinnovabile spagnola ha fatto crollare il prezzo all’ingrosso del 20% a marzo. Il presidente del governo, Pedro Sánchez, ha rivendicato questo “pragmatismo verde” contrapponendolo al “dogmatismo dei combustibili fossili”, dichiarando che l’obiettivo finale è offrire all’industria spagnola “l’elettricità più economica del mondo”.
Il futuro passa dall’accumulo e dall’ibridazione
Il settore è costretto a reinventarsi. Gli analisti sono categorici: il fotovoltaico da solo non basta più. La strada è quella di ibridare gli impianti con l’energia eolica oppure installare grandi batterie di accumulo (sistemi BESS) per conservare l’energia a basso costo prodotta a mezzogiorno e rivenderla di notte.
Nel frattempo, con i piccoli e medi promotori in difficoltà, i grandi investitori asiatici e i fondi a lungo termine stanno approfittando della situazione per acquistare progetti a prezzi stracciati. Acquirenti e venditori stanno anche introducendo nuove clausole contrattuali per proteggersi dalle oscillazioni impreviste del mercato.
A livello europeo, la situazione è speculare. Mentre la Spagna fa i conti con la propria indigestione solare, Bruxelles spinge per accelerare la transizione energetica e ridurre la dipendenza dall’estero. La Commissione Europea ha presentato il piano AccelerateEU, che prevede sgravi fiscali sull’elettricità, riduzioni del costo del trasporto pubblico e il divieto di tagliare le forniture alle famiglie più vulnerabili. Sánchez, dal canto suo, si è impegnato con il settore garantendo che la connessione alla rete “non sarà l’ostacolo” per i nuovi sviluppi.
Il grande problema tecnico ed economico della Spagna, oggi, non è più come generare energia pulita. È capire cosa farne per evitare di distruggere lo stesso mercato che la sostiene.
