Il sistema di deposito cauzionale sulle bottiglie di plastica, lattine e brick per bevande dovrebbe partire in Spagna dal 22 novembre 2026. Sulla carta è tutto scritto nero su bianco nella legge, eppure la realtà politica racconta una storia molto diversa. Articoli, reportage e servizi giornalistici ripetono che “da novembre i negozi faranno pagare un importo su ogni bottiglia venduta”, ed è vero: la legge dice esattamente questo. Il problema è che nei palazzi del potere di Madrid la questione sembra non interessare granché.
La Ley de Residuos del 2022 obbliga la Spagna ad avere operativo un cosiddetto SDDR (Sistema de Depósito, Devolución y Retorno) entro quella data. Il meccanismo è quello già noto in molti paesi europea. Si paga una cauzione su ogni contenitore per bevande e la si recupera restituendolo. Il motivo per cui la legge prevede questo passaggio è piuttosto semplice. Il paese avrebbe dovuto riciclare il 70% di tutti gli imballaggi immessi sul mercato entro il 2023, e quell’obiettivo non è stato raggiunto. Di fronte a questo fallimento, il legislatore stabilì che bisognava abbandonare il sistema attuale e adottare quello del reso con cauzione, sulla falsariga di quanto fatto dal Portogallo, che ha appena introdotto il modello europeo.
Spagna: il nodo dei dati sul riciclo e lo stallo burocratico
I problemi, però, non mancano affatto. Per anni, gli attori coinvolti nel settore sostenevano che i tassi di riciclo si aggirassero intorno all’80%. Una cifra rassicurante, che nel 2024 è stata smentita clamorosamente. La Subdirección General de Residuos ha elaborato un rapporto sul calcolo della raccolta differenziata delle bottiglie SUP per bevande, e il dato reale è sceso al 41,3%. Molto, molto lontano da quel 70% richiesto dalla normativa.
Poi c’è la questione burocratica, che forse è ancora più complicata. A maggio 2025, quattro organizzazioni (Ecoembes, AECOC, Procircular e CorePET) hanno chiesto alla Comunità di Madrid l’autorizzazione per operare come sistemi collettivi di responsabilità estesa del produttore, incaricati di gestire il sistema di deposito cauzionale. La competenza spetta proprio a Madrid, visto che tutte e quattro hanno sede legale lì. Per legge, la Comunità aveva sei mesi per rispondere. Si è però auto concessa una proroga di altri sei mesi, che scadrebbe il mese prossimo.
Nessuna volontà politica e un orologio che continua a scorrere
La Consejería de Medio Ambiente ha già fatto sapere di non avere intenzione di muoversi, parlando di “insicurezza giuridica” dovuta alla mancanza di una normativa statale sufficientemente sviluppata. Il MITECO (il ministero competente a livello nazionale) risponde che nessuna insicurezza giuridica esiste e che non intende fare nulla di più. Due posizioni che si annullano a vicenda, lasciando tutto fermo.
Mancano meno di sette mesi alla scadenza legale, e nessuno sembra sapere cosa succederà. Gli scenari spaziano da una soluzione rapida (improbabile) a un blocco che potrebbe far slittare tutto di due o tre anni, che è lo scenario considerato più realistico. Quello che appare chiaro è l’assenza di una reale volontà politica di far partire il sistema di deposito cauzionale nei tempi previsti. Considerando che la Spagna è il paese europeo con il maggior numero di procedure di infrazione per mancato recepimento delle normative comunitarie, sarebbe davvero sorprendente se il sistema entrasse in funzione a novembre di quest’anno.
