Il nuovo adattamento animato de La fattoria degli animali firmato da Andy Serkis non è ancora uscito nelle sale e già fa discutere parecchio. Il capolavoro di George Orwell, pubblicato nel 1945, è una delle allegorie più taglienti mai scritte contro il totalitarismo. Gli animali di una fattoria si ribellano al controllo umano, ma finiscono sotto il giogo dei maiali, che instaurano un regime oppressivo mascherato da uguaglianza. “Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali di altri” resta il motto paradossale che condensa tutto il senso dell’opera. Nata come critica allo stalinismo e alle illusioni del regime sovietico, nel tempo La fattoria degli animali ha attraversato diverse interpretazioni e trasposizioni. Fino ad allontanarsi anche parecchio dal significato originario.
Questo nuovo Animal Farm, scritto da Nicholas Stoller (lo sceneggiatore di pellicole come Forgetting Sarah Marshall, Cattivi vicini e Bros), arriverà nelle sale americane il 1° maggio e può contare su un cast di doppiatori davvero notevole. Si parla di Glenn Close, Kieran Culkin, Gaten Matarazzo di Stranger Things, Jim Parsons di Big Bang Theory, e poi ancora Steve Buscemi, Woody Harrelson, Laverne Cox, Seth Rogen e Kathleen Turner. Si tratta del terzo adattamento per lo schermo dopo il film animato del 1954, che fu addirittura finanziato e controllato dalla CIA come strumento di propaganda antisovietica, e un live action piuttosto bizzarro del 1999.
La fattoria degli animali, una riscrittura coraggiosa o un tradimento dell’originale?
Il film di Andy Serkis, attore e regista celebre per Il Signore degli anelli e Il Pianeta delle scimmie, riscrive in modo abbastanza deciso il romanzo di Orwell. La fattoria degli animali diventa qui una adventure comedy e una storia di formazione. Il protagonista è un maialino di nome Lucky, doppiato da Matarazzo, che deve affrontare diverse peripezie e cambi di regime per trovare la propria libertà. C’è anche l’introduzione di un personaggio umano interpretato da Glenn Close, molto vicino alla sua celebre Crudelia De Mon.
Negli Stati Uniti non tutti sono convinti che questa operazione funzioni. L’Hollywood Reporter, ad esempio, sottolinea la totale futilità di alcune battute scatologiche, soprattutto quando vengono messe in bocca a quello che dovrebbe essere il villain assoluto della storia, il cinghiale Napoleone (doppiato da Seth Rogen). Invece, il contesto politico finisce ridotto a slogan di circostanza, con battute del tipo “Let’s get this animal party started!”. Anche Variety va nella stessa direzione, parlando di confusione tra messaggi politici e gag gratuite. I temi contro il totalitarismo restano validissimi, forse oggi ancora più rilevanti di ieri, ma il messaggio si perde tra scivoloni e umorismo grossolano. Screen Rant, con una certa arguzia, riassume tutto così: “Alcuni adattamenti, sembra, sembrano molto meno uguali degli altri”, facendo notare come il film fraintenda buona parte dell’orizzonte ideologico dell’opera originale.
Tra critiche feroci e apprezzamenti
Va detto che non tutte le recensioni sono negative. Screen Daily descrive una sorta di bagliore caldo e zuccheroso che pervade la fattoria, rendendola un luogo dove sembra che nulla di brutto possa accadere, e apprezza anche i riferimenti alla critica al trumpismo. Quando il film era stato presentato al festival dell’animazione di Annecy nel 2025, in molti avevano lodato gli effetti visivi, giudicati molto soddisfacenti.
Come osserva sempre Screen Daily, un adattamento del genere difficilmente può accontentare i puristi di Orwell e de La fattoria degli animali nella sua versione originale. L’importante, forse, è che queste storie continuino a essere raccontate e trasformate, magari con qualche battuta scatologica in meno.
