Il fenomeno del carburante manipolato sta diventando un problema enorme per chi guida ogni giorno. Quel cartello con il prezzo più basso della zona, che fino a poco tempo fa sembrava una manna dal cielo, oggi potrebbe nascondere una delle truffe più insidiose e costose che un automobilista possa ritrovarsi a subire. Un pieno apparentemente conveniente che, nel giro di qualche centinaio di chilometri, rischia di trasformarsi in una fattura salatissima dal meccanico. E i numeri parlano chiaro: la Guardia di Finanza ha condotto un’operazione su larga scala che ha messo a nudo una realtà francamente inquietante.
In una finestra di appena quattro giorni, le pattuglie delle Fiamme Gialle hanno passato al setaccio più di mille distributori su tutto il territorio nazionale. Il bilancio fa venire i brividi: 795 pompe sono risultate non conformi, una percentuale che sfiora il 73%. Tradotto in parole semplici, quasi tre distributori su quattro tra quelli ispezionati nascondevano qualcosa che non avrebbe dovuto esserci. Le contestazioni vanno dalle frodi sulla qualità del prodotto fino alle manomissioni tecniche che incidono direttamente sull’erogazione, passando per i mancati aggiornamenti sul portale Osservaprezzi carburante del Ministero delle Imprese. Dietro quegli sconti di pochi centesimi al litro, in molti casi, si nasconde un meccanismo illecito che punta ad aggirare il regime delle accise.
Da Roma a Cuneo, la mappa della truffa sul carburante
Gli episodi scoperti disegnano una geografia che attraversa tutta la penisola. A Roma, il controllo di alcuni impianti indipendenti ha portato al ritrovamento di una cisterna con oltre diecimila litri di gasolio privi dei requisiti minimi: le perizie di laboratorio hanno registrato un punto di infiammabilità fuori dai parametri e una quota di zolfo ben oltre la soglia ammessa. Due elementi che bastano a certificare un prodotto manipolato.
A Quarto, nel Napoletano, lo schema era diverso nel metodo ma uguale nello spirito: le Fiamme Gialle hanno bloccato 4.500 litri di carburante tagliato, reso apparentemente più conveniente miscelandolo con residui industriali e lubrificanti riciclati. Un prodotto fuorilegge venduto come se fosse regolare.
Nel Cuneese la frode aveva un’altra natura. Il carburante era a posto, ma la pompa no: l’impianto erogava meno di quanto segnalato dal display, con un ammanco quantificato attorno al 5%. Un prelievo invisibile, diluito rifornimento dopo rifornimento, che sul lungo periodo pesa eccome sulle tasche di chi riempie il serbatoio. E poi c’è il caso di Abbiategrasso, nell’hinterland milanese, dove sono stati intercettati altri diecimila litri di gasolio non conforme, tagliato con idrocarburi e scarti oleosi di origine vegetale per comprimere i costi e schivare la tassazione sulle accise. Il gestore è stato accusato di frode nell’esercizio del commercio.
I danni al motore e come proteggersi dal carburante sporco
Il vero prezzo della truffa sul carburante manipolato non si paga al distributore. Si paga settimane dopo, quando il motore inizia a dare segnali inequivocabili. Lo zolfo in eccesso ha un’azione fortemente acida e tende a intasare la linea di scarico, con conseguenze spesso irreversibili sul filtro antiparticolato, sull’impianto di iniezione e sull’intero sistema di post trattamento dei gas. Quando la contaminazione è profonda, pulire non basta più: occorre sostituire, e i costi per un intervento completo possono superare tranquillamente diverse migliaia di euro. In certi casi il danno si estende al catalizzatore e perfino al motore stesso.
