Una nuova indagine su Telegram è stata aperta nel Regno Unito dall’autorità britannica per le comunicazioni, Ofcom, con un’accusa pesantissima: aver permesso la diffusione di materiale pedopornografico sulla piattaforma, violando le norme previste dall’Online Safety Act del 2023. La questione è seria, e le conseguenze potenziali lo sono altrettanto. L’azienda fondata da Pavel Durov rischia una sanzione che potrebbe arrivare fino al 10% delle entrate globali annuali. Telegram, dal canto suo, ha già respinto le accuse con una dichiarazione ufficiale piuttosto netta.
Ma andiamo con ordine. La legge britannica impone a tutti i provider che offrono servizi di tipo “user to user” una serie di obblighi molto chiari: devono impedire la diffusione di contenuti illegali, compresi i cosiddetti CSAM (Child Sexual Abuse Material), devono ridurre i rischi in modo efficace e devono rimuovere i contenuti illegali nel più breve tempo possibile. Dal 17 marzo 2025, è anche obbligatorio implementare le misure previste da un apposito codice di condotta. Insomma, non si tratta di raccomandazioni vaghe, ma di regole vincolanti con sanzioni concrete.
Le prove arrivano anche dal Canada
Ofcom ha avviato il procedimento dopo aver raccolto una serie di prove sulla presenza di contenuti pedopornografici su Telegram, alcune delle quali sono state fornite direttamente dal Canadian Centre for Child Protection. Durante l’indagine, verrà valutato se il provider ha effettivamente violato l’Online Safety Act.
La procedura, va detto, non è esattamente una questione che si risolve in pochi giorni. Prevede l’invio di richieste di informazioni alla piattaforma, il diritto alla difesa da parte di Telegram, la pubblicazione di risultati preliminari, l’esame delle eventuali misure correttive proposte e, infine, la decisione vera e propria. La sanzione massima può raggiungere i 18 milioni di sterline oppure il 10% delle entrate globali annuali, a seconda di quale importo risulti più elevato. Nei casi più estremi, Ofcom ha persino la facoltà di chiedere a un giudice di emettere un ordine che imponga agli ISP britannici di bloccare completamente l’accesso al servizio.
La risposta di Telegram e le altre indagini aperte
Telegram non è rimasta in silenzio. La piattaforma ha rilasciato una dichiarazione ufficiale in cui respinge categoricamente le accuse di Ofcom, sostenendo che dal 2018 avrebbe “praticamente eliminato la diffusione pubblica di materiale pedopornografico” grazie ad algoritmi di rilevamento avanzati e alla collaborazione con diverse ONG. L’azienda si è detta sorpresa dall’indagine, aggiungendo di essere preoccupata che possa far parte di “un attacco più ampio alle piattaforme online che difendono la libertà di espressione e il diritto alla privacy”.
Una posizione netta, che però non convince tutti. La Internet Watch Foundation ha sottolineato che Telegram non avrebbe fatto abbastanza per rilevare e rimuovere le immagini di abusi sessuali sui minori presenti sulla piattaforma.
Nel frattempo, Ofcom ha aperto altre due indagini parallele, questa volta nei confronti di Teen Chat e Chat Avenue. Secondo l’autorità britannica, entrambi i servizi vengono utilizzati da pedofili per l’adescamento dei minori e per la diffusione di contenuti pornografici.
