La vicenda della chiusura di Elimobile si arricchisce di un nuovo capitolo, e non è certo uno di quelli che fanno fare bella figura. AGCOM ha sanzionato la società che gestiva l’operatore virtuale con una multa da 51.645 euro, contestando il fatto che i clienti non siano stati avvisati in modo adeguato e tempestivo della cessazione dei servizi di telefonia mobile. La delibera 49/26/CONS, pubblicata il 20 aprile 2026 ma risalente al 26 febbraio 2026, chiude un procedimento sanzionatorio nei confronti della società Aziende Riunite Telefonia ed Intrattenimento (ARTI), che da marzo 2024 aveva preso il controllo di Elimobile al posto della originaria Elite Mobile.
Per chi non ricordasse i dettagli: Elimobile era un operatore mobile virtuale di tipo ESP che sfruttava la rete WINDTRE fino al 4.5G, lanciato nel maggio 2022. Le cose hanno cominciato ad andare storte quando ARTI non ha consegnato a WINDTRE la garanzia bancaria prevista dal contratto. Da lì è partita una spirale di inadempimenti, scambi di lettere e tentativi di mediazione che, alla fine, ha travolto soprattutto i clienti.
Lo scaricabarile tra ARTI e WINDTRE che ha danneggiato gli utenti
Il cuore della questione è piuttosto amaro. AGCOM, già dall’ottobre 2024, aveva chiesto ad ARTI di attivarsi “senza indugio” per informare tutti i clienti Elimobile della possibile cessazione dei servizi. E qui si è aperto un rimpallo di responsabilità tra ARTI e WINDTRE che è durato mesi. ARTI sosteneva di non avere accesso alla piattaforma SMS A2P necessaria per raggiungere la clientela in modo massivo, e che quindi fosse WINDTRE a doversi occupare della comunicazione. WINDTRE, dal canto suo, si è resa disponibile a inviare i messaggi come semplice tramite, ma solo dopo aver ricevuto da ARTI il testo dell’informativa e la lista dei destinatari.
Il risultato? ARTI ha trasmesso il testo del messaggio solo il 18 febbraio 2025, praticamente a dieci giorni dal distacco della rete fissato al 28 febbraio 2025. E non è finita, perché le due parti non si sono nemmeno trovate d’accordo sul contenuto: ARTI voleva indicare il 9 marzo come termine per la portabilità, mentre WINDTRE ha corretto la data al 28 febbraio, considerandola l’unica compatibile con le comunicazioni precedenti. ARTI ha diffidato WINDTRE dall’inviare messaggi diversi da quelli concordati, e nel frattempo pochissimi clienti hanno effettivamente ricevuto l’avviso.
Le SIM Elimobile sono rimaste attive fino al 31 marzo 2025, ma con funzionalità ridotte al solo ricevimento di SMS. Dal 1° aprile 2025 è scattata la disattivazione definitiva, rendendo impossibile qualsiasi procedura di portabilità tramite i canali ordinari.
Clienti che hanno perso il numero e la sanzione finale
Le conseguenze per gli utenti sono state pesanti. Alcuni clienti non sono mai stati avvisati della chiusura e se ne sono accorti solo a SIM disattivata. Altri hanno incontrato problemi di incongruenza del Codice Fiscale nell’intestazione della linea, che impedivano di completare la portabilità verso un nuovo operatore, come previsto dalla delibera 86/21/CIR. Il servizio clienti di Elimobile, tra l’altro, risultava irraggiungibile sia telefonicamente che via email. Il risultato è che diversi clienti hanno perso la propria numerazione mobile, in alcuni casi numeri storici mantenuti per anni, senza possibilità di recupero.
Dall’inizio del 2025 e fino a luglio dello stesso anno, sulla piattaforma Conciliaweb dell’Autorità risultavano aperte circa 100 procedure di conciliazione. AGCOM ha accertato la responsabilità di ARTI in diversi casi, disponendo indennizzi a favore dei consumatori coinvolti.
Sul fronte della sanzione, l’Autorità ha valutato la condotta di ARTI come di gravità elevata, sottolineando che la società non ha presentato memorie difensive, non ha chiesto di essere sentita in audizione e non ha comunicato alcuna iniziativa per attenuare le conseguenze della violazione. AGCOM ha però tenuto conto del fatturato di ARTI, pari a 471.085 euro nel bilancio 2024, fissando la sanzione a due volte e mezzo il minimo edittale per ciascuna delle due violazioni contestate, per un totale appunto di 51.645 euro.
