Trump e Anthropic: una scena che ha fatto il giro del web in poche ore. Il Presidente degli Stati Uniti, fresco di atterraggio al Phoenix Sky Harbor International Airport, si è trovato davanti alla domanda di un giornalista su un incontro tra funzionari della Casa Bianca e la nota azienda di intelligenza artificiale. La risposta? Un secco “Chi?”, seguito da un “Non ne ho idea”, prima di allontanarsi senza aggiungere altro. Una reazione che ha lasciato più di qualcuno perplesso, considerando il peso che Anthropic ha nel panorama dell’AI mondiale e il fatto che il suo CEO fosse stato ospite della Casa Bianca poco prima.
Trump davvero non sa cosa sia Anthropic?
La domanda sorge spontanea, e in effetti se la stanno ponendo un po’ tutti. Possibile che Donald Trump non conosca una delle aziende più chiacchierate nel settore dell’intelligenza artificiale, quella che sviluppa Claude, uno dei modelli linguistici più avanzati in circolazione? Oppure si tratta della stessa tecnica già vista in altre occasioni, quando il Presidente ha preferito fingere di non sapere per evitare risposte scomode?
Il precedente più clamoroso riguarda Changpeng Zhao, il fondatore di Binance. Anche in quel caso, Trump aveva dichiarato di non conoscerlo, salvo poi essere emerso che gli aveva concesso la grazia presidenziale. Un copione che si ripete, insomma, e che ormai ha un suo schema ben riconoscibile: ignorare pubblicamente qualcosa che dietro le quinte viene gestito con estrema attenzione.
L’agenda del Presidente è sicuramente piena, tra tensioni geopolitiche, profili social da alimentare e un consenso interno che non vive il suo momento migliore. Ma Anthropic non è esattamente un nome marginale. Si trova al centro di ogni discussione che riguardi l’intelligenza artificiale, e la visita del suo CEO alla Casa Bianca era avvenuta a ridosso di quell’episodio in aeroporto. Difficile credere che la cosa sia sfuggita davvero.
Claude Mythos e l’interesse della Casa Bianca
Al di là della gaffe (vera o costruita), quello che conta è il contenuto dell’incontro tra i funzionari dell’amministrazione statunitense e i vertici di Anthropic. Il tema sul tavolo era il possibile utilizzo di Claude Mythos, il modello annunciato meno di un paio di settimane fa e attualmente disponibile solo per un numero ristretto di realtà autorizzate attraverso l’iniziativa chiamata Project Glasswing.
Chi ha avuto modo di testarlo lo ha già definito uno strumento estremamente potente per individuare vulnerabilità nei sistemi informatici. E qui il discorso si fa molto più serio della semplice scenetta con i giornalisti. In un momento storico in cui la cyberwar è diventata una componente quotidiana dei conflitti tra nazioni, un modello capace di scovare falle nei sistemi di sicurezza rappresenta un’arma a doppio taglio. Da un lato, può servire a proteggere le infrastrutture americane dagli attacchi. Dall’altro, potrebbe essere impiegato per colpire le criticità delle infrastrutture nemiche.
L’interesse della Casa Bianca per Claude Mythos, quindi, non è affatto casuale. Anthropic si sta posizionando come un interlocutore strategico per l’amministrazione Trump, e il fatto che ci siano stati colloqui diretti lo dimostra. Resta solo da capire se il Presidente preferisca continuare a fare finta di non sapere di cosa si parli, oppure se a un certo punto deciderà di uscire allo scoperto su questo fronte.
