Il nuovo Toyota ha fatto qualcosa che in pochi avrebbero pronosticato: vincere alla prima uscita, e per giunta in casa di Ferrari. La 6 Ore di Imola, gara inaugurale del Mondiale Endurance 2026, ha regalato un risultato che rimescola le carte in vista dell’appuntamento più atteso della stagione, le 24 Ore di Le Mans. Una corsa gestita in modo impeccabile sul piano strategico, con un ritmo gara che ha fatto la differenza nonostante un avvio tutt’altro che semplice per le vetture giapponesi.
Eppure la giornata era iniziata nel segno del Cavallino Rampante. Ferrari, campionessa in carica, aveva conquistato la pole position e piazzato le sue due vetture ufficiali nelle prime due posizioni alla partenza, con le Toyota finite nel traffico. Ma da lì in poi è cambiato tutto. Il Toyota #8, affidato a Sébastien Buemi, Brendon Hartley e Ryo Hirakawa, ha costruito la propria vittoria con una gestione gomme superiore e un passo costante che ha permesso di risalire fino alla testa della corsa e restarci fino alla bandiera a scacchi. Anche il Toyota #7, penalizzato per buona parte della gara, è riuscito a rimontare fino alla terza posizione sul podio, subito dietro la prima delle Ferrari.
Il fantasma del Balance of Performance e la strada verso Le Mans
Per capire il peso di questo risultato bisogna fare un passo indietro. Toyota è stata la dominatrice assoluta di Le Mans durante gli ultimi anni dei prototipi LMP1 e la prima fase dell’era Hypercar, mettendo in fila cinque vittorie consecutive nella maratona francese. Ma con l’arrivo di nuovi costruttori e l’applicazione del Balance of Performance (il famoso BoP), gli equilibri si sono ribaltati: da quel filotto giapponese si è passati a tre successi consecutivi di Ferrari a Le Mans. Non a caso, Porsche ha deciso di ritirarsi dopo la scorsa stagione, convinta che fosse impossibile battere il Cavallino con quel tipo di regolamentazione.
Molti appassionati e addetti ai lavori ritengono che il WEC abbia penalizzato eccessivamente Toyota attraverso il BoP, nonostante fosse stata proprio la casa nipponica a tenere in vita il campionato nei suoi momenti più bui. La risposta dei giapponesi è arrivata sul piano tecnico, con un prototipo completamente nuovo per la stagione 2026. E il debutto non poteva andare meglio.
Ferrari si nasconde o Toyota è davvero tornata competitiva?
A meno di due mesi dalle 24 Ore di Le Mans, quello che è successo a Imola apre una doppia lettura. Da una parte c’è chi sospetta che Ferrari stia deliberatamente nascondendo il proprio reale potenziale, per evitare che l’ACO (l’organizzatore di Le Mans) intervenga con penalizzazioni di peso e prestazioni in chiave BoP prima della grande corsa di giugno. Dall’altra, i segnali che arrivano dal nuovo Toyota sembrano genuini: il passo gara è stato superiore, la gestione della strategia impeccabile, e il risultato finale parla chiaro con due vetture sul podio.
Il punto ora è tutto qui: l’ACO reagirà al risultato di Imola caricando di zavorre il nuovo Toyota, come accaduto in passato con i regolamenti del Balance of Performance? Oppure lascerà correre, permettendo finalmente una sfida vera tra Toyota e Ferrari sulle strade della Sarthe? Quello che succederà nelle prossime settimane con gli aggiustamenti del BoP potrebbe decidere il volto delle 24 Ore di Le Mans 2026 ancora prima che le vetture scendano in pista.
