La crisi del mercato delle memorie non accenna a rientrare, e chi acquista tecnologia lo sta toccando con mano da mesi guardando i prezzi. Il motivo ormai è noto a tutti: la fame di chip di memoria per AI generata dai data center dedicati all’intelligenza artificiale ha creato uno squilibrio enorme tra domanda e offerta, talmente profondo che nemmeno i colossi della produzione riescono a tenere il passo. Le analisi più recenti dipingono un quadro tutt’altro che rassicurante, con una situazione destinata a protrarsi ancora a lungo.
Nonostante gli sforzi di Samsung, SK Hynix e Micron, i tre principali produttori mondiali di memorie, entro la fine del 2027 l’offerta riuscirà a coprire appena il 60% delle richieste globali per le memorie ad alta banda larga. Parliamo di un gap del 40% che rimarrà scoperto, un dato che dà la misura di quanto sia profondo il problema e di quanto ancora mancherà per raggiungere un equilibrio.
Un problema strutturale che penalizza il mercato consumer
Quello che rende la situazione particolarmente complessa è che non si tratta di un semplice picco temporaneo. C’è un problema strutturale che sta ridisegnando le priorità dell’intera industria dei semiconduttori. I grandi nomi del settore hanno iniziato a dirottare investimenti e risorse produttive dal comparto consumer verso quello business, perché è lì che si concentra la domanda più pressante e redditizia. I gestori di data center e le grandi aziende tech stanno letteralmente rastrellando ogni componente disponibile, lasciando al mercato rivolto ai consumatori finali le briciole.
Questo spiega anche perché i prezzi di RAM, SSD e componenti di memoria in generale abbiano subito rincari così marcati negli ultimi mesi. La produzione non è ferma, anzi: gli investimenti in nuovi impianti sono massicci. SK Hynix, per esempio, ha recentemente inaugurato un nuovo stabilimento a Cheongju, in Corea del Sud, e altri siti produttivi sono attualmente in fase di costruzione. Il punto, però, è che i tempi tecnici per rendere queste fabbriche pienamente operative sono molto lunghi.
Chip di memoria per AI, quando si tornerà alla normalità?
Portare una fabbrica di semiconduttori a regime non è come accendere un interruttore. Servono mesi, a volte anni, tra collaudi, calibrazioni e raggiungimento della piena capacità produttiva. E nel frattempo la domanda di chip di memoria per AI continua a crescere, alimentata dall’espansione inarrestabile dei servizi di intelligenza artificiale generativa che richiedono infrastrutture sempre più potenti e affamate di risorse.
La soglia del 60% di copertura della domanda prevista per il 2027 racconta bene quanto sia ampio il divario. Anche con tutti gli impianti già pianificati o in costruzione, il settore delle memorie ad alta banda larga resterà in una condizione di scarsità cronica per almeno un paio d’anni. Una condizione che avrà ricadute concrete non solo sui prezzi del mercato professionale, ma anche su quelli dei prodotti destinati al grande pubblico, dalle schede grafiche ai dispositivi di archiviazione.
