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New Glenn, terzo lancio riuscito ma c’è un problema col satellite

Blue Origin riutilizza per la prima volta il primo stadio di New Glenn, ma il satellite BlueBird 7 viene rilasciato nell'orbita sbagliata.

scritto da Manuel De Pandis 20/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Blue Origin
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Il terzo lancio del razzo New Glenn è andato a segno, e per Blue Origin si tratta di un traguardo che cambia parecchio le carte in tavola. Per la prima volta in assoluto, l’azienda fondata da Jeff Bezos ha riutilizzato lo stesso stadio inferiore già impiegato nella missione precedente. Un passo che, di fatto, proietta Blue Origin nel ristretto club delle realtà capaci di competere con SpaceX sul fronte dei razzi riutilizzabili. Peccato che non tutto sia filato liscio: il rilascio del carico in orbita ha presentato un problema piuttosto serio.

Il lancio era inizialmente previsto entro la fine di febbraio, ma le procedure di revisione del primo stadio hanno richiesto più tempo del previsto. La finestra di lancio si è aperta alle 6:45 ora della Florida, le 12:45 in Italia. Il conto alla rovescia è stato anche interrotto quando mancavano 3 minuti e 57 secondi, aggiungendo un po’ di suspense alla giornata. Alla fine, New Glenn è decollato alle 7:25 locali, le 13:25 italiane, il 19 aprile 2026. Dopo circa 9 minuti e 30 secondi, il primo stadio è atterrato con successo sulla nave drone Jacklyn nell’Oceano Atlantico. Va detto che non si è trattato di un riutilizzo completo in senso stretto: i sette motori BE-4 montati sullo stadio erano nuovi di zecca.

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Il satellite BlueBird 7 non ce l’ha fatta

Ed è qui che la missione ha preso una piega meno felice. Il secondo stadio di New Glenn ha accusato un problema, al momento ancora non chiarito nei dettagli, che ha portato al rilascio del satellite BlueBird 7 di AST SpaceMobile a un’altitudine diversa da quella programmata, circa 460 km. BlueBird 7 è il secondo satellite di nuova generazione, appartenente al cosiddetto Block 2. Si parla di un oggetto che pesa circa 6.100 kg, dotato di antenne capaci di coprire un’area superiore ai 220 metri quadrati. Il suo scopo era fornire connettività D2D, ovvero Direct to Device, un po’ come fanno i satelliti Starlink e Globalstar.

Purtroppo l’aggiornamento arrivato il giorno successivo, il 20 aprile 2026, ha confermato le peggiori ipotesi: AST SpaceMobile ha comunicato che il satellite è stato posizionato in un’orbita troppo bassa. BlueBird 7 non potrà raggiungere quella nominale e verrà distrutto durante il rientro nell’atmosfera terrestre. L’azienda ha fatto sapere che i costi sono coperti dall’assicurazione. AST SpaceMobile aveva pianificato il lancio di 45 fino a 60 satelliti entro la fine del 2026.

Cosa aspetta New Glenn nelle prossime missioni

Al netto del problema con il satellite, il bilancio per Blue Origin resta comunque significativo. Dimostrare la capacità di riutilizzare il primo stadio di New Glenn è un risultato che apre la strada a scenari ambiziosi. Il razzo verrà impiegato per portare in orbita i satelliti Amazon Leo e il lander Blue Moon Mark 1 verso la Luna. La versione Mark 2 del lander dovrebbe invece essere utilizzata durante la missione Artemis III, che prevede il docking con la navicella Orion.

BlueOriginlancioNewGlennriutilizzosatellite
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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