Esiste una forma di diabete che per decenni è rimasta nascosta, ignorata, quasi cancellata dal dibattito scientifico internazionale. Si chiama diabete di tipo 5 ed è legata alla malnutrizione. Colpisce milioni di persone nel mondo, eppure fino a poco tempo fa non aveva nemmeno una classificazione ufficiale. Dopo oltre settant’anni di dubbi, discussioni e controversie accademiche, nel 2025 la International Diabetes Federation ha finalmente dato il via libera al riconoscimento formale di questa patologia, riportandola al centro dell’attenzione medica globale.
La storia di questa forma di diabete è singolare e, per certi versi, sconcertante. Si parla di una condizione che era stata osservata già nella metà del Novecento, ma che per ragioni diverse non era mai entrata nelle classificazioni ufficiali. Questo ha significato, nella pratica, che milioni di pazienti affetti da diabete legato alla malnutrizione non hanno ricevuto diagnosi adeguate, trattamenti mirati o il giusto inquadramento clinico. Un problema enorme, soprattutto nelle aree del mondo dove la malnutrizione è ancora una piaga quotidiana.
Perché il diabete di tipo 5 è stato ignorato così a lungo
La questione è complessa. Per anni, la comunità scientifica si è divisa sulla reale esistenza di una forma distinta di diabete collegata specificamente alla malnutrizione. Le evidenze cliniche c’erano, ma mancava un consenso unanime. Alcuni ricercatori sostenevano che i casi osservati rientrassero nelle categorie già note, come il tipo 1 o il tipo 2. Altri, invece, insistevano sul fatto che i meccanismi biologici fossero diversi e meritassero una classificazione separata. Il risultato è stato una lunga fase di stallo, durata letteralmente decenni.
Il diabete di tipo 5 non è una scoperta nel senso stretto del termine. È piuttosto il riconoscimento ufficiale di qualcosa che esisteva già, ma che la medicina istituzionale non aveva mai voluto o saputo inquadrare con chiarezza. Un po’ come se un paziente avesse una malattia reale, con sintomi concreti, ma nessun medico avesse un nome da darle. Questo ha creato un vuoto diagnostico e terapeutico che ha penalizzato soprattutto le popolazioni più vulnerabili.
Cosa cambia adesso con il riconoscimento ufficiale
Il fatto che la International Diabetes Federation abbia accettato la classificazione del diabete di tipo 5 rappresenta un passaggio importante. Significa che d’ora in poi questa forma di diabete potrà essere studiata in modo più sistematico, con protocolli diagnostici dedicati e, soprattutto, con la possibilità di sviluppare trattamenti specifici per chi ne soffre. Non è un dettaglio da poco, considerando che le persone colpite da questa variante vivono spesso in contesti dove l’accesso alle cure è già di per sé complicato.
Il diabete di tipo 5 si aggiunge dunque alle forme già note e classificate, portando la comunità scientifica a rivedere l’approccio complessivo a una delle malattie croniche più diffuse al mondo. Il riconoscimento arriva dopo oltre settant’anni di attesa, un periodo lunghissimo durante il quale questa patologia è stata di fatto una malattia dimenticata, presente nei corpi di milioni di persone ma assente dai manuali e dalle linee guida internazionali.
La decisione presa nel 2025 dalla International Diabetes Federation riapre anche il dibattito sulla necessità di aggiornare costantemente le classificazioni mediche, soprattutto quando riguardano condizioni che colpiscono le fasce di popolazione più fragili e meno rappresentate nella ricerca clinica globale.
