Chi ha amato Derry Girls può stare tranquillo. Da Belfast al Paradiso, la nuova serie firmata da Lisa McGee e approdata su Netflix in queste settimane, ha tutte le carte in regola per diventare un altro piccolo cult. E in effetti lo sta già diventando. Della serie precedente si ritrova quell’immersione totale, senza filtri, nelle sfumature più paradossali della cultura irlandese, insieme a una celebrazione dell’amicizia femminile che non si risparmia nulla: battute taglienti, parolacce a profusione, un affetto ruvido e sincero. Ma questa volta c’è qualcosa in più. La nuova produzione in otto episodi è anche un murder mystery assurdo, in cui le protagoniste si ritrovano coinvolte quasi per caso, scoprendo ben presto di essere delle detective terribili. Troppo paurose, troppo sboccate, troppo distratte dalle loro liti e spesso anche desiderose di tornare alla vita quotidiana, per quanto quell’avventura rappresenti proprio la fuga dalla routine che avevano tanto agognato.
La storia è ambientata nella Belfast dei giorni nostri e ruota attorno a tre amiche quasi quarantenni che si sono conosciute alla scuola cattolica e sono rimaste legatissime, nonostante le loro vite abbiano preso direzioni molto diverse. Saoirse, interpretata da Roisin Gallagher, è un’autrice di serie crime insoddisfatta delle sue trame troppo commerciali. Robyn, con il volto di Sinéad Keenan, è una madre di famiglia snob e nevrotica ma dotata di un pragmatismo insospettabile. Dara, a cui dà vita Caoilfhionn Dunne, si prende cura della madre malata ed è schiacciata da una fede ingombrante, mentre rimpiange di aver lasciato andare la ragazza che amava. Quando ricevono la notizia che una loro quarta amica di scuola, Greta (Natasha O’Keeffe), è morta all’improvviso, le tre si riuniscono per elaborare lutto e frustrazione.
Da Belfast al Paradiso: un’avventura mirabolante tra colpi di scena e amicizia
Peccato che ben presto scoprano che nella morte di Greta qualcosa non torna. E che tutto sia probabilmente legato a una notte di vent’anni prima, quando le quattro hanno commesso qualcosa di indicibile che ancora le perseguita. Da qui si origina un’avventura mirabolante ed estenuante. Poliziotti sexy e altri decisamente inquietanti, viaggi in Portogallo, naufragi a bordo di banane gonfiabili, una società segreta che fa sparire le persone, sperduti villaggi irlandesi, convention di cloni di Dolly Parton, parate di San Patrizio, set di talk show televisivi. E molto altro ancora. Va detto che ogni tanto la tenuta della trama mystery vacilla un po’, girando a vuoto in qualche passaggio, ma ciò che tiene incollati allo schermo è la chimica tra le protagoniste. Quel tipo di amicizia atavica in cui i confini tra affetto e detestabilità, tra ironia e offese, si fanno labili dopo decenni di conoscenza.
Da Belfast al Paradiso gioca su una stratificazione tragicomica ma non rinuncia a toccare temi impegnati e profondi, tipicamente irlandesi: un certo bigottismo, il trattamento paternalistico delle donne, l’equilibrio tra il senso di colpa e la possibilità di redenzione al di là della fede.
La colonna sonora geniale che tiene tutto insieme
La serie raggiunge i suoi picchi di efficacia emotiva e narrativa soprattutto quando mette in connessione le protagoniste con il loro passato. E questo succede in gran parte grazie a una colonna sonora tanto buffa quanto eloquente, esattamente come la storia che racconta. C’est la vie dei B*Witched, Heaven di DJ Sammy, Just A Little delle Liberty X, Something Kinda Oooh delle Girls Aloud: sono solo alcuni esempi di una soundtrack che scandaglia il Brit pop degli anni Novanta e Duemila, creando un effetto nostalgico e al tempo stesso dissonante. Poi ci sono Vengaboys, Eiffel 65, Las Ketchup, Céline Dion, a dimostrazione che un buon accompagnamento musicale non deve essere per forza strumentale, pensoso e struggente.
La musica in Da Belfast al Paradiso funziona come un vero e proprio ponte tematico: le protagoniste, non più giovanissime, si riconnettono con il loro periodo fatto di uniformi scolastiche e party in casa proprio grazie ai brani di vent’anni prima, in una proiezione temporale che rinsalda il loro rapporto e permette di chiudere i conti con il passato. I momenti migliori della serie, al di là delle gag e delle svolte crime, sono quelli in cui Saoirse, Robyn e Dara adulte ballano grazie agli effetti speciali accanto alle loro controparti giovani. Da quella notte e da quegli anni tutto sommato incantati, in fondo, non si sono mai staccate del tutto.
