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Crisi del gaming: il 44% dei professionisti vuole lasciare l’industria

Tra licenziamenti di massa e difficoltà nel trovare nuove posizioni, quasi un professionista su due pensa di abbandonare il mondo dei videogiochi.

scritto da Denis Dosi 20/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Crisi del gaming: il 44% dei professionisti vuole lasciare l'industria
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Il settore dei videogiochi sta vivendo uno dei momenti più complicati della sua storia recente, e a confermarlo non sono impressioni vaghe ma numeri piuttosto pesanti. La crisi del gaming ha raggiunto proporzioni tali che il 44% dei professionisti del settore ha preso in considerazione l’idea di abbandonare del tutto l’industria. Il dato arriva dal rapporto annuale Salary & Satisfaction Survey di Skillsearch, agenzia di recruiting specializzata nel mondo videoludico, che ha raccolto le risposte di 1.000 professionisti provenienti da Regno Unito, Europa, Nord America, area APAC e MENA tra novembre 2025 e febbraio 2026.

Il contesto è quello che ormai tutti conoscono: licenziamenti di massa che hanno colpito studi di ogni dimensione, dai piccoli team indipendenti fino a colossi come EA e Xbox Game Studios, con tagli significativi annunciati negli ultimi anni. E le conseguenze si fanno sentire eccome. Nel solo Regno Unito, che rappresenta il 43% del campione totale, la situazione appare ancora più critica: il 76% dei professionisti britannici ha dichiarato di stare valutando, o di voler valutare attivamente, opportunità lavorative fuori dall’industria del gaming nel corso del 2026.

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Guardando ai numeri sui licenziamenti diretti, il 22% degli intervistati ha perso il lavoro negli ultimi 12 mesi, mentre un ulteriore 12% aveva già subito un licenziamento in precedenza. Le cause principali identificate dai rispondenti sono tre: riduzione dei finanziamenti da parte degli investitori, tagli ai budget interni e mancanza di nuovi progetti su cui allocare i team. Solo il 35% ha dichiarato di essere rimasto completamente immune da questi processi, e il 28% lavora in studi che hanno effettuato tagli pur non essendo stato personalmente coinvolto.

Trovare un nuovo lavoro nel gaming non è per niente facile

Per chi ha perso il posto, rientrare nel mercato non è affatto scontato. Tra i licenziati, il 45% ha trovato un nuovo impiego, ma ecco il punto dolente: solo il 27% di loro si sente davvero al sicuro nella nuova posizione. I tempi di ricollocamento variano parecchio. Il 21% ha trovato lavoro in meno di un mese, il 33% tra uno e tre mesi, il 19% ha impiegato dai sette ai dodici mesi e l’8% ha aspettato oltre un anno.

Le aree più colpite dai tagli comprendono il reparto Art, i ruoli senior, le aziende con più di 250 dipendenti e i veterani con oltre dieci anni di esperienza. Un paradosso, visto che quasi la metà del campione vanta proprio più di un decennio nel settore. Il Regno Unito si conferma il paese con il maggiore impatto, un dato che stride non poco con le ambizioni del settore britannico di posizionarsi come hub creativo europeo di riferimento.

Intelligenza artificiale, stipendi e il futuro incerto del settore

Il tema dell’intelligenza artificiale si intreccia inevitabilmente con questa crisi occupazionale nel gaming. Quasi la metà dei professionisti si dice preoccupata dall’espansione dell’AI, con timori legati alla sicurezza lavorativa, alla perdita di autenticità creativa e all’utilizzo etico degli strumenti. Eppure, oltre la metà degli intervistati dichiara di aver già adottato tool basati su AI nel proprio lavoro quotidiano, riconoscendone i vantaggi in termini di efficienza. Solo il 29% delle aziende rappresentate dispone però di policy etiche formali sull’utilizzo dell’AI.

Sul fronte della mobilità geografica, il 53% si dichiara disposto a trasferirsi per un nuovo ruolo, a patto di ricevere uno stipendio competitivo e un pacchetto di relocation adeguato. Ma il 38% ha già rifiutato offerte giudicate insufficienti su questo fronte, col costo della vita che resta un freno significativo soprattutto nel Regno Unito.

Le retribuzioni nel mercato britannico mostrano una forbice molto ampia: i ruoli C-suite raggiungono una media di 199.833 sterline annue, i director si attestano su 110.442 sterline, mentre le posizioni junior partono da 30.357 sterline. I profili più remunerati a livello direttoriale sono quelli in programming (130.963 sterline) e business operations (112.495 sterline), a conferma di come le competenze tecniche e gestionali mantengano il loro valore anche in un mercato sotto pressione. Dal punto di vista demografico, il settore resta prevalentemente maschile con il 74% di lavoratori uomini, e la fascia d’età dominante è quella tra i 25 e i 44 anni, con il 66% in rapporto di lavoro dipendente permanente.

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Denis Dosi
Denis Dosi

Laureato in ingegneria informatica nel lontano 2013, da sempre appassionato di scrittura e tecnologia sono riuscito a convogliare in un'unica professione le mie due più grandi passioni grazie a TecnoAndroid.

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