La tregua è durata meno di un weekend. Lo Stretto di Hormuz, riaperto venerdì su annuncio di Teheran nell’ambito di un accordo con gli Stati Uniti, è stato chiuso nuovamente dall’Iran dopo poco più di 24 ore. Il motivo? La prosecuzione del blocco americano sui porti iraniani. E ora i prezzi dei carburanti rischiano di tornare a salire, con tutto quello che ne consegue per automobilisti e mercati.
La situazione si è fatta subito tesa. Dopo l’annuncio della nuova chiusura da parte della Repubblica Islamica, almeno tre navi commerciali che tentavano di attraversare lo stretto sarebbero state raggiunte da spari. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha reagito immediatamente, accusando Teheran di “ricatto”. Sul piano geopolitico, una pace duratura sembra ancora molto lontana, e le ripercussioni economiche globali promettono di farsi sentire su più fronti, a cominciare dagli idrocarburi.
Il prezzo del greggio tra crolli e rimbalzi attesi
Alla chiusura dei mercati di venerdì scorso, la notizia della riapertura dello Stretto di Hormuz aveva provocato un crollo superiore al 10% nelle quotazioni del petrolio. Il Brent era sceso a EUR 75 al barile, mentre il WTI si era attestato a EUR 71. Per il mercato degli idrocarburi, si trattava di un allentamento significativo della strozzatura che da settimane pesava sui flussi di greggio a livello mondiale.
Il problema è che l’annuncio della nuova chiusura è arrivato tra sabato 18 e domenica 19 aprile, quindi con i mercati finanziari fermi. Se la situazione internazionale non verrà risolta in tempi brevissimi, alla riapertura delle piazze finanziarie di lunedì ci si aspetta un’immediata risalita del prezzo del petrolio. Una dinamica che ormai ha un copione ben noto.
Carburanti in Italia: speculazione e controlli
Per chi fa il pieno ogni settimana, la nuova chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe tradursi in una replica dell’escalation di rincari già vista a marzo. Il prezzo alla pompa che risale seguendo i mercati, la solita storia. Eppure, le norme italiane sulla distribuzione dei carburanti sono pensate proprio per evitare che le oscillazioni finanziarie si riflettano direttamente su quanto si paga al distributore.
Esiste infatti quella che viene chiamata “asimmetria dei prezzi”. La benzina disponibile nelle stazioni di servizio viene prodotta con greggio acquistato circa un mese prima. Questo meccanismo dovrebbe slegare il prezzo finale dall’andamento quotidiano del mercato, dando stabilità ai consumatori. Tuttavia, il sistema non è privo di distorsioni. A marzo il prezzo alla pompa è salito rapidamente nonostante le denunce di irregolarità, mentre dopo l’annuncio della riapertura di venerdì la stessa velocità non si è vista nella riduzione dei prezzi. Quello che si è verificato, e che probabilmente si ripresenterà già da lunedì, è l’effetto della speculazione, come confermato anche da chi rappresenta i distributori.
Le misure prese dal governo, vale a dire il taglio delle accise, resteranno in vigore almeno fino al primo maggio. Ma in questo contesto, visto quanto già accaduto poco più di un mese fa, saranno fondamentali i controlli da parte delle autorità competenti. La Guardia di Finanza, che recentemente ha rilevato irregolarità in oltre il 70% degli impianti controllati, avrà un ruolo decisivo nel contenere eventuali abusi sui prezzi dei carburanti.
