Il fronte legale di Tesla si fa sempre più complesso e articolato. Una ricostruzione approfondita ha censito oltre venti procedimenti attivi contro la casa automobilistica americana, con una stima di esposizione finanziaria potenziale compresa tra circa 2,5 e 13,5 miliardi di euro, a seconda degli esiti processuali. Cifre ipotetiche, va detto subito, legate a scenari massimi e non a condanne già pronunciate. La maggior parte dei procedimenti si trova ancora nelle fasi iniziali o intermedie, e in numerosi casi Tesla ha respinto le accuse e presentato ricorso. Le valutazioni economiche riportate sono elaborazioni giornalistiche basate su precedenti giurisprudenziali, non dati ufficiali dell’azienda.
Nel maggio 2022 Elon Musk aveva annunciato la creazione di un dipartimento legale interno con funzioni sia difensive che propositive, la cui guida nel 2023 è stata affidata a Brian Jazaeri, proveniente dallo studio Morgan Lewis & Bockius. Una delle strategie difensive più ricorrenti nei procedimenti che coinvolgono Tesla è quella della cosiddetta “corporate puffery”: un concetto giuridico statunitense secondo cui alcune dichiarazioni promozionali generiche non costituirebbero affermazioni verificabili e non potrebbero fondare un’azione per frode. Nell’ottobre 2024 un giudice della California aveva accolto questa impostazione, archiviando un’azione collettiva per presunta frode verso gli azionisti.
Il caso Autopilot e le indagini della NHTSA
Un punto di svolta è rappresentato dal procedimento Benavides contro Tesla, discusso nell’agosto 2025 davanti a una giuria federale di Miami. Il caso riguardava un incidente mortale avvenuto nel 2019 in cui era coinvolto il sistema Autopilot. La giuria ha ritenuto Tesla responsabile al 33% dell’accaduto, riconoscendo complessivamente circa 226 milioni di euro di danni, di cui quasi 186 milioni a titolo di risarcimento punitivo. Tesla aveva rifiutato una proposta transattiva da circa 56 milioni di euro prima del processo. L’azienda si è poi rivolta allo studio Gibson Dunn per impugnare il verdetto, ma nel febbraio 2026 la giudice federale Beth Bloom ha respinto i motivi d’appello, confermando l’impianto della sentenza. Tesla ha comunque la possibilità di ricorrere ai gradi successivi. A seguito del verdetto, l’azienda avrebbe definito in via transattiva almeno quattro ulteriori procedimenti legati a sinistri con Autopilot, senza ammissione di responsabilità.
L’incrocio dei dati della NHTSA, l’autorità federale statunitense per la sicurezza stradale, con quelli di database indipendenti porta a individuare tra i 50 e i 60 incidenti mortali storicamente associati all’uso di Autopilot o Full Self-Driving, per lo più nel periodo tra il 2016 e il 2020. Va sottolineato che l’associazione statistica tra sinistro e sistema di assistenza alla guida non equivale ad accertamento di responsabilità: Tesla ha più volte ricordato che i propri sistemi richiedono la supervisione costante del conducente. Nell’ottobre 2025 la NHTSA ha avviato un’indagine su circa 2,88 milioni di vetture per presunte violazioni legate a FSD, e una successiva analisi ingegneristica estesa a 3,2 milioni di esemplari riguarda il comportamento del sistema in condizioni di scarsa visibilità. Si tratta di procedimenti istruttori, non di richiami obbligatori.
Class action, Robotaxi e il nodo europeo
Nell’agosto 2025 una corte federale della California ha certificato una class action relativa al pacchetto Full Self-Driving, la cui pubblicità sarebbe stata giudicata potenzialmente fuorviante. Collegato a questo tema c’è il nodo dell’hardware HW3: nel gennaio 2025 Musk ha riconosciuto pubblicamente che i computer HW3, installati su circa 4 milioni di vetture nel mondo, dovranno essere sostituiti fisicamente sui veicoli i cui proprietari hanno acquistato il pacchetto FSD. A oltre un anno di distanza, Tesla non ha ancora comunicato un piano dettagliato di intervento.
Sempre nell’agosto 2025 è stata depositata l’azione Morand contro Tesla, una class action per presunta frode sui titoli. Gli azionisti contestano presunte omissioni informative relative ai rischi del programma Robotaxi. Il detonatore sarebbe stato il debutto pubblico del servizio nel tardo giugno 2025, durante il quale alcuni veicoli avrebbero manifestato comportamenti anomali. Il titolo Tesla ha ceduto circa il 6,1% in due sedute, con una perdita di capitalizzazione stimata in circa 63 miliardi di euro.
Sul fronte del lavoro, il contenzioso Vaughn contro Tesla, riferito a circa 5.977 dipendenti afroamericani dello stabilimento di Fremont, è stato decertificato a fine 2025 per ragioni procedurali, ma gli avvocati dei querelanti hanno annunciato di voler proseguire con azioni individuali, per un totale potenziale di oltre 900 cause. In Europa, associazioni di consumatori tedesche hanno avviato azioni legate al GDPR sulla funzione Sentry Mode, mentre un tribunale austriaco ha emesso una pronuncia critica sulla compatibilità della funzione con il diritto europeo della privacy. Tesla dispone di una liquidità stimata attorno ai 37 miliardi di euro, cifra che renderebbe gestibile anche lo scenario peggiore ipotizzato dall’analisi.
