Il tentativo di attacco informatico portato avanti da hacker russi contro una centrale termica svedese è uno di quegli episodi che emergono solo col tempo, quando ormai la minaccia è stata neutralizzata. E in effetti la notizia arriva con un certo ritardo rispetto ai fatti, ma il suo peso resta enorme. A rendere pubblica la vicenda è stato il governo di Stoccolma: un gruppo legato ai servizi di intelligence russi avrebbe cercato di colpire in modo distruttivo un impianto energetico in Svezia. Per fortuna, l’operazione è fallita.
A parlarne è stato il ministro della Difesa civile, Carl-Oskar Bohlin, nel corso di una conferenza stampa in cui ha spiegato che l’episodio risale all’inizio del 2025. Il nome della centrale non è stato reso noto per ragioni di sicurezza, ma quello che si sa è che un sistema di protezione integrato è riuscito a isolare la minaccia prima che potesse provocare danni reali. Un esito positivo, certo, ma che non deve far abbassare la guardia. Il livello di aggressività di questi gruppi pro russi sta cambiando radicalmente. Se in passato ci si limitava ad attacchi dimostrativi, pensati soprattutto per mandare offline siti web e creare confusione, oggi la direzione è un’altra: si punta a causare danni fisici e strutturali alle infrastrutture critiche.
Non solo Svezia: attacchi a dighe, reti elettriche e impianti di riscaldamento
Quello contro la centrale termica svedese non è un caso isolato. Poco prima, anche la Norvegia aveva subìto un attacco informatico ai danni di una diga. In quel caso, la situazione era degenerata in modo molto più concreto: gli aggressori erano riusciti ad aprire brevemente le paratoie, facendo riversare milioni di litri d’acqua prima che i tecnici riuscissero a riprendere il controllo dei sistemi. Un precedente che dà la misura di quanto queste operazioni possano diventare pericolose nella vita reale, ben oltre lo schermo di un computer.
La strategia di prendere di mira i sistemi energetici e idrici sembra ormai una costante nella regione. Nel dicembre 2025, anche la Polonia aveva denunciato tentativi di sabotaggio alla propria rete elettrica. E andando ancora più indietro, il caso più emblematico resta quello dell’Ucraina. A Leopoli, nel gennaio 2024, un attacco attribuito a gruppi russi lasciò centinaia di abitazioni senza riscaldamento per due giorni, in pieno inverno. Un episodio che ha rappresentato una sorta di banco di prova per operazioni poi replicate, o quantomeno tentate, in altri Paesi europei.
Detto ciò, si potrebbe parlare tranquillamente di una guerra ibrida in cui gli hacker russi non si limitano più allo spionaggio o alla propaganda digitale, ma puntano dritti a colpire servizi pubblici essenziali. Centrali termiche, dighe, reti elettriche: tutto ciò che tiene in piedi la vita quotidiana di milioni di persone diventa un potenziale bersaglio.
