Quasi nessuno se ne è accorto, eppure tra le pagine del supporto ufficiale di Claude è comparsa una novità piuttosto significativa: la verifica dell’identità diventa obbligatoria per accedere ad alcune funzionalità del chatbot sviluppato da Anthropic. Il cambiamento è stato introdotto in sordina, senza grandi annunci, ma ha tutte le carte in regola per generare un bel po’ di discussioni tra gli utenti della piattaforma.
Nella documentazione aggiornata si legge che potrebbe comparire una richiesta di verifica quando si tenta di accedere a determinate feature. Il motivo dichiarato rientra nei controlli di integrità della piattaforma e nelle misure di sicurezza e conformità. Fin qui, tutto abbastanza generico. Ma è il procedimento concreto a far alzare più di un sopracciglio: per completare la verifica dell’identità su Claude, potrebbe essere necessario caricare un documento di identità valido rilasciato dal proprio governo (passaporto, patente o carta di identità) e scattare un selfie dal vivo tramite smartphone o webcam.
E non si tratta di un controllo blando. Non vengono accettate fotocopie, screenshot, scansioni, foto di una foto, versioni digitali (come la patente nell’app IO, per capirci) e neppure versioni temporanee. Il partner tecnologico scelto da Anthropic per gestire tutto il processo è Persona Identities, una piattaforma già utilizzata da diversi servizi finanziari. Insomma, parliamo di un livello di rigore che ricorda più l’apertura di un conto in banca che l’accesso a un chatbot.
Cosa succede se la verifica non va a buon fine
Anthropic assicura che i dati forniti durante la procedura vengono utilizzati esclusivamente per confermare chi sia l’utente e non per altri scopi. Una rassicurazione doverosa, certo, ma è naturale che richieste del genere vengano accolte con una certa cautela. Soprattutto in un periodo in cui la sensibilità verso la privacy e il trattamento dei dati personali è altissima.
Se la verifica va a buon fine, Claude sblocca l’accesso completo a tutte le sue funzionalità. Non è stato però chiarito nel dettaglio quali siano le feature che restano bloccate in caso di mancata verifica. Un’ambiguità che lascia parecchio spazio alle interpretazioni e che probabilmente verrà chiarita solo con il tempo, man mano che le segnalazioni degli utenti si moltiplicheranno. Le prime, peraltro, stanno già comparendo sui social.
C’è un aspetto ancora più delicato: Anthropic specifica che se la verifica non viene completata, o se il procedimento non va a buon fine, può scattare il ban dell’account. Tra i motivi che possono portare all’esclusione c’è anche l’utilizzo da parte di minori di 18 anni, dato che per accedere a Claude è richiesta la maggiore età.
Un precedente nel mondo dei chatbot
Vale la pena sottolineare un dettaglio non banale: Claude è di fatto il primo chatbot a implementare un sistema di verifica dell’identità così strutturato. Nessun altro concorrente, al momento, richiede qualcosa di paragonabile per l’accesso alle proprie funzionalità. Resta da capire quanto questa iniziativa sia già estesa a livello globale e quanti utenti siano effettivamente coinvolti.
La reazione della community sarà tutta da osservare, soprattutto considerando che molti utenti avevano scelto Claude negli ultimi mesi proprio per prendere le distanze dalle imposizioni e dalle prese di posizione di OpenAI riguardo a ChatGPT. Ritrovarsi ora davanti a una richiesta di documenti e selfie potrebbe far riconsiderare più di qualche scelta a chi cercava un’alternativa meno invasiva.
