Un videogiocatore di 42 anni ha provato a rispondere a una domanda che, prima o poi, chiunque abbia un pad in mano si è posto almeno una volta: quanto tempo della vita si spende davvero davanti ai videogiochi? E per trovare la risposta ha chiesto aiuto all’intelligenza artificiale, che ha fatto i conti al posto suo.
La storia è semplice e, per certi versi, familiare a tantissime persone. Si comincia a giocare da bambini, si attraversano generazioni di console e di titoli, e a un certo punto ci si rende conto che sono passati decenni. In questo caso specifico, il punto di partenza è stato il 1990, con un NES tra le mani a soli sei anni. Da lì in poi, trentasei anni di gaming senza sosta, passando attraverso epoche, piattaforme e generi diversi. Un percorso che ha portato a un conteggio impressionante: oltre 36.000 ore dedicate ai videogiochi nel corso di tutta una vita.
Il calcolo dell’intelligenza artificiale e i numeri che saltano fuori
Trentaseimila ore non sono un numero che si riesce a visualizzare facilmente. Per dare un’idea, equivalgono a circa quattro anni interi passati a giocare senza mai dormire, mangiare o fare altro. È il tipo di cifra che fa un certo effetto quando la si vede nero su bianco, soprattutto perché dietro c’è un’esperienza reale, fatta di sessioni notturne, maratone del fine settimana e partite rubate nei ritagli di tempo.
Il fatto che l’intelligenza artificiale sia stata usata per ricostruire e stimare quel dato è interessante di per sé. Perché parliamo di un arco temporale lunghissimo, trentasei anni, in cui le abitudini di gioco cambiano continuamente. Da ragazzini si gioca in modo diverso rispetto a quando si è adulti con un lavoro e una famiglia. Eppure, sommando tutto, il totale fa comunque impressione. Oltre 36.000 ore rappresentano un livello di esperienza che pochi videogiocatori raggiungono, un dato che racconta non solo una passione ma anche una dedizione costante nel tempo.
Una carriera da videogiocatore lunga una vita
Il racconto di questo videogiocatore di 42 anni non è poi così lontano da quello di milioni di altre persone. Chi ha iniziato a giocare tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta ha vissuto in prima persona l’evoluzione dell’intero medium, dal pixel art alle esperienze in realtà virtuale. La differenza, semmai, sta nella consapevolezza di voler mettere un numero preciso su tutto quel tempo.
E il numero, alla fine, è arrivato. Oltre 36.000 ore di gaming in 36 anni di carriera. Un rapporto quasi poetico, mille ore per ogni anno di gioco, che descrive una media di quasi tre ore al giorno per tutta la vita. Non è poco, certo, ma non è nemmeno qualcosa di estremo per chi conosce bene il mondo dei videogiochi e sa quanto tempo possano richiedere certi titoli, certi generi, certe sfide. Il dato che emerge dal calcolo dell’intelligenza artificiale racconta un livello di esperienza definito “raro”, uno di quei traguardi che si raggiungono solo con la costanza di chi ha fatto del gaming una parte integrante della propria quotidianità, anno dopo anno, console dopo console.
