Il sarcofago di Chernobyl potrebbe collassare. Non è un’ipotesi remota, né un titolo sensazionalistico: è l’allarme lanciato da Greenpeace in vista del quarantesimo anniversario del disastro nucleare più grave della storia. La preoccupazione riguarda i danni provocati da un drone russo Geran-2 alla struttura protettiva che avvolge i resti del reattore numero 4, e le conseguenze che un eventuale cedimento potrebbe avere in termini di fuga di radiazioni nell’ambiente.
Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro. Nel 1986, subito dopo l’incidente, fu costruito in fretta e furia un primo involucro attorno al reattore esploso, con lo scopo di contenere la dispersione di materiale radioattivo nell’atmosfera. Una soluzione d’emergenza, non certo pensata per durare in eterno. Nel 2016, poi, è stato completato il New Safe Confinement, un’enorme arcata metallica progettata per resistere 100 anni, proteggere i resti del reattore e consentire lo smantellamento graduale del vecchio sarcofago. Il problema è che quella struttura, che doveva essere lo scudo definitivo, ora presenta uno squarcio di circa 15 metri.
L’attacco del 14 febbraio 2025 e i danni alla struttura

Il 14 febbraio dello scorso anno l’Ucraina ha subìto un attacco massiccio con 133 droni lanciati sul suo territorio. Uno di questi ha centrato proprio il New Safe Confinement, danneggiando sia la parte esterna che quella interna dell’involucro. La Russia ha sempre negato ogni responsabilità, ma i fatti raccontano una storia diversa. Il foro è stato parzialmente ripristinato, tuttavia il conflitto in corso rende le operazioni di riparazione estremamente lente e complicate.
E qui si innesca il problema più serio. Il New Safe Confinement era stato progettato per operare in un ambiente a basso livello di umidità. Lo squarcio ha alterato completamente queste condizioni, esponendo l’acciaio del sarcofago interno alla corrosione. Tradotto: la struttura del 1986, già fragile di suo, sta subendo un deterioramento accelerato che nessuno aveva messo in conto.
Cosa succederebbe in caso di crollo del sarcofago di Chernobyl
Lo scenario descritto da Greenpeace è tutt’altro che rassicurante. Shaun Burnie, esperto dell’organizzazione, ha spiegato che dentro il sarcofago si trovano quattro tonnellate di polvere altamente radioattiva, pastiglie di combustibile ed enormi quantità di materiale contaminante. Un crollo significherebbe il rilascio di tutto questo nell’atmosfera. “Sarebbe catastrofico”, ha dichiarato Burnie senza mezzi termini.
Il rischio, peraltro, non è legato soltanto al deterioramento naturale della struttura. Anche l’onda d’urto di un razzo che esplodesse nelle vicinanze della centrale nucleare potrebbe generare un effetto sismico sufficiente a far collassare l’intero complesso, liberando in aria il materiale radioattivo contenuto al suo interno.

