La causa legale tra Apple e il leaker Jon Prosser continua a trascinarsi, e le cose non si stanno mettendo bene per il noto informatore. Il procedimento, nato dalla diffusione anticipata di dettagli su iOS 26, sta vivendo una fase di stallo che rischia di aggravare ulteriormente la posizione di Prosser. Apple ha depositato nuove carte processuali in cui sostiene che il leaker non abbia ancora consegnato tutta la documentazione richiesta, e questo potrebbe portare a conseguenze serie.
Per chi non avesse seguito la vicenda fin dall’inizio, vale la pena ricordare come si è arrivati a questo punto. Apple ha avviato la causa a luglio 2025 contro Jon Prosser e un altro accusato, Michael Ramacciotti, sostenendo che i due non si fossero limitati a riportare informazioni trapelate casualmente. Secondo la ricostruzione del colosso di Cupertino, Prosser e Ramacciotti avrebbero acquisito in modo attivo e deliberato dei segreti industriali, nello specifico attraverso una chiamata FaceTime che avrebbe permesso loro di visualizzare software non ancora rilasciato ufficialmente. Non si parla insomma del classico leak da fonte anonima, ma di un’azione che Apple ritiene mirata e consapevole.
Prosser non risponde, Ramacciotti collabora
Già a ottobre 2025 il procedimento aveva registrato un primo sviluppo significativo a favore di Apple. Prosser non aveva risposto alla denuncia iniziale, e di conseguenza il tribunale aveva emesso un cosiddetto default, che in termini pratici significa che la causa può procedere anche senza la sua partecipazione attiva. Un dettaglio non proprio irrilevante per chi si trova dalla parte degli accusati.
Ora la situazione si ripete con modalità simili. Le nuove carte processuali depositate da Apple indicano che Prosser continua a non fornire tutti i documenti richiesti. E qui emerge una differenza netta tra i due accusati: Ramacciotti ha collaborato, mettendo a disposizione i propri dispositivi per le analisi forensi e accettando ulteriori deposizioni. Prosser invece, stando alla tesi dell’accusa, avrebbe di fatto occultato parte della documentazione.
Apple valuta un ordine del tribunale
A questo punto, Apple sta prendendo in considerazione la possibilità di chiedere un ordine del tribunale per obbligare Prosser alla piena produzione dei documenti mancanti. La questione è tutt’altro che marginale, perché l’intero caso ruota attorno alle modalità precise con cui i due leaker hanno avuto accesso alle informazioni riservate su iOS 26. Ogni singolo documento, ogni scambio di messaggi, ogni traccia digitale potrebbe rivelarsi cruciale per stabilire cosa è davvero successo.
Ma per Apple la posta in gioco va oltre il singolo episodio. Il colosso di Cupertino vuole avere la certezza che non ci siano in circolazione altre informazioni confidenziali potenzialmente dannose per i prodotti ancora in fase di sviluppo. È una questione di principio, certo, ma anche di protezione concreta del proprio business. Se Prosser avesse avuto accesso a materiale riservato oltre a quello già noto, Apple ha bisogno di saperlo. E per questo quei documenti diventano fondamentali.
La causa Apple contro Prosser resta quindi aperta e, se possibile, ancora più complicata di prima, con il tribunale che potrebbe presto essere chiamato a intervenire direttamente per sbloccare la situazione.
