Sembra una di quelle storie inventate per fare clickbait, e invece è tutto dannatamente vero. Due tirocinanti della NASA nel 2001 finirono al centro di uno degli episodi più assurdi e imbarazzanti nella storia dell’agenzia spaziale americana, dopo aver rubato dei campioni lunari custoditi nei laboratori e averli usati per un motivo che definire stupido è quasi riduttivo. La vicenda coinvolse direttamente dei campioni della Luna raccolti durante le storiche missioni Apollo, materiale dal valore scientifico incalcolabile, trattato con la stessa cura che si riserva ai tesori più rari del pianeta.
I protagonisti di questa storia furono Thad Roberts e la sua fidanzata dell’epoca, entrambi stagisti presso il Johnson Space Center di Houston. Roberts, descritto da chi lo conosceva come un ragazzo brillante e ambizioso, aveva accesso ai laboratori dove venivano conservati i campioni lunari. E qui arriva la parte che fa cadere la mascella: i due riuscirono a sottrarre una cassaforte contenente rocce e regolite lunare, materiale raccolto durante le missioni Apollo e conservato con protocolli di sicurezza rigorosissimi. Il valore stimato del bottino si aggirava intorno ai 21 milioni di dollari (circa 19 milioni di euro al cambio attuale), ma il valore scientifico era di fatto impossibile da quantificare.
Il motivo dietro il furto dei campioni lunari
E qui la storia prende una piega che oscilla tra il grottesco e il tragicomico. Roberts e la fidanzata non rubarono quei campioni della Luna per rivenderli sul mercato nero o per condurre esperimenti clandestini. No, nulla di così elaborato. I due utilizzarono le rocce lunari come base su cui, per così dire, consumare un momento di intimità. In pratica, fecero sesso sopra quei frammenti di Luna che rappresentavano decenni di esplorazione spaziale e miliardi investiti in ricerca. Una bravata che suona come la trama di una commedia demenziale, ma che ebbe conseguenze serissime per entrambi.
Il furto non restò segreto a lungo. Roberts tentò successivamente di vendere parte dei campioni lunari online, il che attirò immediatamente l’attenzione dell’FBI. Gli agenti federali organizzarono un’operazione sotto copertura e riuscirono a incastrare Roberts durante un tentativo di vendita. L’arresto fu rapido e la notizia esplose sui media americani, trasformando quella che era una vicenda interna alla NASA in uno scandalo pubblico di proporzioni notevoli.
Le conseguenze per i tirocinanti della NASA
Roberts venne condannato a oltre otto anni di carcere federale per il furto dei campioni. La sua carriera scientifica, che sulla carta avrebbe potuto portarlo lontano, si frantumò in un istante. La fidanzata ricevette una condanna più lieve. Ma il danno più grave, quello veramente irreparabile, riguardò i campioni della Luna stessi. Parte del materiale risultò contaminato o danneggiato in modo irreversibile durante il furto e la successiva manipolazione. Quei frammenti di regolite e roccia lunare, sopravvissuti al viaggio dalla superficie del nostro satellite fino ai laboratori terrestri, vennero compromessi da un gesto tanto sconsiderato quanto banale.
La vicenda rimane uno degli episodi più bizzarri legati alla NASA e alle missioni Apollo. Un furto che non aveva nulla di sofisticato, motivato da ragioni che nessun investigatore avrebbe mai potuto prevedere, e che finì per danneggiare materiale scientifico letteralmente insostituibile. Roberts scontò la pena e successivamente tentò di ricostruirsi una vita, ma il suo nome resta legato per sempre a quella notte in cui decise che i campioni lunari più preziosi al mondo fossero il posto giusto per una serata romantica.
