Lake Como Venture Lab è il nome del nuovo programma nato a Lecco per trasformare idee deeptech in imprese ad alto potenziale, con un focus preciso su meccatronica e medtech. A promuoverlo sono Confindustria Lecco e Sondrio, il Politecnico di Milano e la Camera di Commercio Como Lecco, con l’ambizione dichiarata di attirare venture capital in un territorio che ha già le infrastrutture giuste ma che, finora, mancava di un punto di convergenza operativo. Il ragionamento di fondo è semplice e lo riassume bene Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio: senza venture capital che investe, nessuna startup innovativa può crescere davvero. E il capitale, va detto, non arriva dove tutto è indistinto. I fondi di venture capital sono verticali per natura, cercano contesti specializzati. È proprio su questa premessa che nasce Lake Como Venture Lab.
Un programma di incubazione da 12 mesi, costruito per poche startup alla volta
Si tratta di un percorso di incubazione deeptech della durata di 12 mesi, pensato per accompagnare le startup dalla fase di concept fino a una proof of concept scalabile. La call è aperta a team internazionali fino a fine giugno, con una pitch competition che selezionerà i primi partecipanti. L’avvio operativo è previsto dopo l’estate 2026. I numeri sono volutamente piccoli: massimo tre startup per ciclo. Non si punta al volume, ma ad aumentare la probabilità che ogni progetto arrivi davvero a qualcosa di concreto.
“Affianchiamo founder visionari nel trasformare idee deeptech in imprese di successo”, spiega Federica Pasini, coordinatrice del progetto. Il percorso è lineare: validazione tecnologica, confronto col mercato, sviluppo di progetti pilota, presentazione agli investitori. I primi mesi si svolgono nei laboratori del Polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano, dove le startup non avranno solo una scrivania ma accesso a competenze, infrastrutture e personale altamente formato, come sottolinea il prorettore Marco Tarabini. È in questa fase che l’idea smette di essere teoria e inizia a dialogare col mercato, stringendo alleanze con partner industriali del territorio per testare applicazioni reali.
Nella seconda metà del programma entrano in gioco i pilot, la validazione economica e i temi più complessi: proprietà intellettuale, regolazione, scalabilità produttiva. L’ultimo tratto è dedicato interamente al capitale, dalla preparazione del pitch alla costruzione della data room, fino agli incontri con investitori e al Demo Day finale. “Non chiediamo ricavi né un prodotto già sul mercato”, chiarisce Pasini. “Cerchiamo team tecnici con un’idea profonda ma anche la capacità di realizzarla e farla scalare”.
Perché proprio meccatronica e medtech e perché proprio a Lecco
La verticalità di Lake Como Venture Lab non è un vezzo, è una strategia operativa. Concentrare tutte le forze su due soli settori e costruire attorno a quelli un punto di riferimento riconoscibile. La scelta della meccatronica era quasi obbligata: Lecco ha un sistema manifatturiero denso, con migliaia di imprese e una supply chain attiva in settori come automotive, aerospace e medicale. È il contesto naturale per sviluppare robotica industriale, automazione avanzata e sistemi di manutenzione predittiva, con la possibilità concreta di testare subito in ambienti produttivi reali.
Poi c’è il medtech, che rappresenta il vero elemento distintivo. Il campus lecchese del Politecnico è già al centro di una rete che integra laboratori, istituti clinici e ricerca applicata, con investimenti accumulati negli anni su riabilitazione, biomeccanica e tecnologie per la salute. “Sarebbe estremamente riduttivo limitarsi alla produzione scientifica”, osserva Tarabini. “L’obiettivo è trasferire la ricerca fuori dall’accademia, trasformandola in prodotti e imprese. E l’infrastruttura per farlo è già pronta: migliaia di metri quadrati di laboratori dedicati al medtech, dalla prototipazione di protesi ed esoscheletri fino alla sensoristica per l’analisi del movimento e alle tecnologie per la riabilitazione avanzata”. Le startup che lavorano su dispositivi medici, robotica chirurgica o diagnostica, quindi, non partono da zero. Se selezionate dal venture lab, possono trovare competenze cliniche, capacità ingegneristiche e accesso a contesti di validazione già operativi.
“C’è la robotica al servizio della medicina, c’è l’intelligenza artificiale nei sistemi avanzati per la riabilitazione”, aggiunge Campanari. Nel contesto mondiale non è una novità, ma la differenza sta nella densità. Gli ingredienti per un sistema coerente stanno tutti sulla riva del lago. Non è l’ennesimo ecosistema ampio ma disperso, bensì un ambiente dove hardware, dati e applicazioni cliniche convivono nello stesso spazio. Per chi sviluppa deeptech in ambito sanitario, è una condizione rara.
Connettere ciò che già esiste: la vera sfida del Lab
Il nodo, per Pasini, non era creare nuove strutture ma connettere quelle che già c’erano. “Mancava un posto dove mettere a terra queste energie, e il Lab nasce come punto di convergenza”, spiega. “Le startup entrano con un’idea o un prototipo iniziale e lavorano fino a renderlo testabile. Iterano, correggono, validano e, per arrivare al successo, devono poter avere uno spazio anche per sbagliare”. Ma la tecnologia da sola non basta. Per questo il programma integra fin da subito il lavoro sul mercato, coltivando conoscenze su strategie di go to market in modo continuativo e internazionale. Il territorio lecchese è un primo banco di prova, grazie alla presenza di imprese che possono fungere da partner, clienti o early adopter. “Si parte da qui, ma non ci si ferma qui”, precisa Pasini.
