Il femminismo raccontato attraverso i fumetti non è più una nicchia da autoproduzioni marginali. Basta entrare in una qualsiasi libreria per rendersene conto. Il panorama del fumetto italiano si è spalancato a una quantità di voci che fino a qualche anno fa restavano fuori dai radar. Fumettiste, autrici, persone non binarie e trans che pubblicano, espongono, si confrontano con il pubblico e portano dentro le tavole disegnate temi politici, sociali e culturali che prima circolavano solo in circuiti di nicchia. Il femminismo intersezionale ha avuto un ruolo enorme in tutto questo. Non solo per denunciare discriminazioni e abusi, ma anche per costruire reti, strumenti di consapevolezza e possibilità narrative del tutto nuove.
Un esempio concreto è il collettivo Moleste, nato nel 2020 come risposta a un dibattito sugli abusi di genere nel mondo del fumetto. Francesca Torre, tra le fondatrici, ha spiegato che è stata l’occasione per riunire persone interessate a problematizzare e divulgare certi temi. Da quel momento il collettivo ha cercato di accendere i riflettori non solo sulle violenze, ma anche su tutto ciò che culturalmente limita ancora la libertà delle autrici. L’obiettivo era rendere più chiari concetti che oggi sembrano acquisiti ma che fino a pochi anni fa risultavano quasi assenti dal dibattito pubblico. Cos’è il femminismo, cos’è l’abuso di potere, cos’è la molestia. La prima questione, ha detto Torre, era imparare un linguaggio. Per farlo Moleste ha pubblicato Fai Rumore, un’antologia dedicata alla lotta contro la violenza di genere, e poi la rivista SMACK, prodotta da Eris Edizioni.
Le cose stanno cambiando davvero, e il merito va a tante autrici. Assia Petricelli con il suo cult Cattive Ragazze, che racconta quindici grandi donne che hanno fatto la storia a modo loro. Fumettibrutti, tornata con Tutte le mie cose belle sono rifatte al memoir intimo, pubblico e politico. Ilaria Palleschi, che con Nereidi ha rivisitato le figure mitiche rendendole pronte alla vendetta per tutte le vittime di femminicidio. Sara Pichelli, creatrice dello Spider-Man Miles Morales, dimostrazione concreta che i supereroi sono anche roba da donne. E poi Mirka Andolfo, Nova, Bianca Bagnarelli, Grazia La Padula, Francesca Ghermandi, Lucia Biagi e Rita Petruccioli.
Femminismo e fumetti, Medea nello Spazio
Rita Petruccioli è un’illustratrice e fumettista che ha fatto del fumetto uno strumento di attivismo politico. Nel suo percorso si trovano Ti chiamo Domani, un’opera che riflette sulle tematiche di genere. Sisterhood in the neighbourhood, fumetto esposto alla Biennale Architettura per raccontare le caratteristiche che dovrebbero avere le città femministe immaginate da ActionAid insieme al collettivo Rebel Architette. Non manca poi una lunga collaborazione con la Casa delle donne Lucha y Siesta di Roma.
Proprio quel luogo, ha raccontato Petruccioli, è alla base della sua ultima opera, Medea. “La casa delle donne Lucha y Siesta è dove ho trovato il coraggio di credere nelle mie azioni, in quello che dicevo, nella capacità che avevo di costruire delle storie. Mi ha insegnato il principio di collettività e di cura, il mettere a disposizione degli altri gli strumenti individuali. In quello spazio transfemminista ho imparato che si può agire in maniera diversa, si può creare un’alternativa.”
La rilettura di Medea nasce da lì, dal desiderio di usare un mito per interrogare il presente. Le disuguaglianze di genere, il patriarcato, la costruzione del maschile, la figura dello straniero, la cura, il colonialismo. Un libro femminista che non ha paura di definirsi tale. Petruccioli ha ammesso di aver sempre temuto quell’etichetta, troppo spesso usata per occupare una posizione di mercato, ma di non avere nessun timore nel chiamare questo libro esattamente così.
Partendo dalla tragedia di Euripide e passando per il romanzo di Christa Wolf, Petruccioli trasporta la storia di Medea in un futuro fantascientifico, nello Spazio. Disegna una donna in fuga da avidità di potere e soprusi, che desidera mettere le proprie doti magiche al servizio della comunità e che per questo viene trattata con diffidenza. Ma, come ha sottolineato l’autrice, non è possibile fare un discorso sulle disuguaglianze di genere e sul patriarcato senza mostrare che il maschile è vittima tanto quanto il femminile, e che quindi la lotta come l’obiettivo dovrebbe essere comune.
Giasone, l’alieno e la libertà dello spazio
Nella graphic novel, Medea incarna più minoranze e forme di oppressione: di genere, razziale e religiosa. Giasone invece diventa il simbolo di un maschile incapace di esprimere le proprie emozioni e di riconoscere il potere femminile senza viverlo come una sottrazione di sé. L’ambientazione spaziale e fantascientifica ha permesso a Petruccioli di allontanarsi dalla cronaca per colpire più a fondo il presente. Ha parlato di un modo per trovare un’area di libertà, per guardare la contemporaneità dall’alto e creare strumenti più simbolici. L’alieno, ha spiegato, consente di astrarre il concetto di straniero, mentre lo spazio rende più evidente anche la dimensione coloniale dell’impresa degli argonauti.
Tra le pagine di Medea emerge l’umanità, la forza, la determinazione ma anche l’empatia e il desiderio di cura di una donna che il mito ha tramandato come folle e assassina dei propri figli. Sottolineando pregiudizi e disparità, la storia arriva a un nuovo epilogo pieno di speranza. E oltre Medea c’è un’altra ambizione. Spera che le autrici riuscite a emergere possano allargare il proprio spazio senza restare incasellate. Il primo passo è stato prendere parola, ora la volontà è poter parlare di tutto.
