La strategia AI di Microsoft finisce di nuovo sotto i riflettori, e questa volta a sollevare la questione è Mozilla, che sul proprio blog ha pubblicato un post dal titolo piuttosto eloquente: “Le vecchie abitudini sono dure a morire”. Il bersaglio è chiaro, ed è lo stesso di sempre: il gruppo di Redmond viene accusato di fare tutto il possibile per spingere gli utenti verso i propri prodotti e servizi, penalizzando la concorrenza. Una storia che, a ben guardare, ha radici molto profonde.
L’accusa ricalca praticamente quella che ha accompagnato Microsoft fin dai tempi del monopolio di Internet Explorer: sfruttare la propria posizione dominante per favorire il proprio ecosistema. Vent’anni fa succedeva con il browser, oggi accade con Copilot nell’ambito dell’intelligenza artificiale, che arriva preinstallato sui PC e addirittura con un tasto fisico dedicato sulle tastiere dei laptop. Secondo Mozilla, questa dinamica si manifesta anche in dettagli meno appariscenti ma altrettanto fastidiosi: i link che si aprono automaticamente in Edge anche quando l’utente ha impostato un altro browser come predefinito, oppure l’assenza di un vero sistema di migrazione da Windows verso altre piattaforme, cosa che invece esiste su macOS, Android e iOS.
Microsoft prova a cambiare rotta, ma per Mozilla è troppo tardi
Qui la faccenda si fa interessante. Perché almeno per quanto riguarda il sistema operativo desktop, Microsoft sembra aver iniziato ad ascoltare davvero gli utenti e i loro feedback. Ha promesso miglioramenti concreti, tra cui la rimozione di Copilot da alcune delle applicazioni preinstallate. Un passo avanti, senza dubbio. Ma Mozilla lo definisce un intervento tardivo, sostenendo che quando un’azienda con la portata di Microsoft cambia atteggiamento solo sotto la pressione delle proteste, si crea una dinamica poco sana per tutto il settore tecnologico.
La tesi di fondo è questa: se l’unica leva che funziona è lamentarsi finché l’azienda non cede, allora si finisce per normalizzare un modello in cui la concorrenza parte già svantaggiata. Mozilla sottolinea che usare la propria influenza e il proprio controllo per indirizzare gli utenti verso i propri prodotti rende la vita molto più difficile a chi propone alternative.
Una polemica che non aggiunge molto al dibattito
Detto tutto questo, la posizione di Mozilla ha un po’ il sapore della polemica sterile. Da una parte c’è Microsoft che, magari con tempi troppo lunghi, sta comunque dimostrando di voler cambiare approccio. I risultati andranno verificati, certo, ma l’intenzione dichiarata c’è. Dall’altra parte c’è Mozilla, che sviluppa Firefox e propone alternative ai prodotti Microsoft, e che ora si lamenta proprio nel momento in cui il competitor mostra segnali di apertura.
Ha tutti i connotati di una presa di posizione legittima, per carità, ma che nella sostanza non aggiunge granché alla discussione. Suona un po’ come il classico “lo avevamo detto noi, siamo sempre stati dalla parte giusta”. Nel post, Mozilla ribadisce la propria visione: le persone vogliono sentirsi padrone dei propri dispositivi e dei propri dati, e quello è il tipo di internet che l’organizzazione dichiara di voler costruire. Una dichiarazione di principio nobile, che però al momento resta più uno slogan che un contributo concreto al cambiamento delle regole del gioco nella strategia AI delle grandi aziende tecnologiche.
