La batteria Golden Brick di Geely sta facendo parlare di sé con numeri che sembrano appartenere più alla fantascienza che alla realtà dell’auto elettrica. Il gruppo cinese, attraverso il marchio Lynk&Co, ha presentato ufficialmente questa tecnologia sulla nuova Lynk&Co 10, promettendo una ricarica dal 10 al 97% in appena 8 minuti e 42 secondi. Ma il dato che lascia davvero a bocca aperta riguarda la prima parte della curva: passare dal 10 al 70% richiede soltanto quattro minuti. Parliamo di circa sessanta secondi in meno rispetto al record stabilito poche settimane fa da BYD, che aveva già impressionato il settore con ricariche ultra rapide anche sotto lo zero.
A rendere possibile un risultato del genere è un’architettura a 900V capace di spingere la potenza di picco fino a 1.100 kW. E il dettaglio forse più rilevante è che il sistema riesce a mantenere oltre 500 kW anche dopo aver superato l’80% di stato di carica. Questo conta tantissimo, perché è proprio nell’ultimo tratto della ricarica che praticamente tutte le auto elettriche rallentano in modo drastico.
Per dare un’idea di quanto sia complicato ricaricare velocemente, vale la pena pensare agli elettroni come spettatori che entrano in uno stadio. All’inizio trovano posto senza problemi, poi, man mano che la batteria si riempie, il traffico aumenta e gli ultimi arrivati faticano a sistemarsi. Ecco perché quasi tutti i costruttori dichiarano i tempi di ricarica solo dal 10 all’80%. Con il pacco troppo scarico o troppo pieno, la potenza massima resta irraggiungibile. Fino a poco tempo fa i riferimenti obbligati erano Porsche e Hyundai, pioniere dell’architettura a 800V. Oggi quel primato è saldamente nelle mani della Cina.
L’infrastruttura è ancora il nodo da sciogliere
C’è però un aspetto che impone cautela. Numeri così impressionanti hanno senso solo se esistono colonnine ad altissima potenza raffreddate a liquido, infrastrutture che oggi sono presenti in quantità minima persino in Cina. Senza una rete capillare in grado di erogare oltre 1.000 kW, la Golden Brick Battery resta più una dimostrazione di forza tecnologica che una rivoluzione spendibile nel quotidiano. Resta poi aperta la questione dell’usura delle celle sottoposte a sessioni così estreme, un capitolo sul quale Geely non ha ancora fornito dati verificati in modo indipendente.
Non a caso, parallelamente, il mercato cinese continua a puntare con convinzione sulle stazioni di battery swap, dove la sostituzione dell’intero pacco richiede quattro o cinque minuti senza sollecitare in alcun modo la chimica interna delle celle.
Le migliori elettriche cinesi restano in Cina
Il punto forse più interessante è un altro. Le auto che i marchi cinesi stanno spedendo in Europa, Australia, Sud America e Messico non montano queste tecnologie. Si tratta in larga parte di ibride con motore termico usato come generatore, prodotti pensati per mercati che ancora esitano ad abbracciare l’elettrico puro. Le migliori elettriche cinesi restano riservate al pubblico locale, mentre gli Stati Uniti hanno scelto la strada dei dazi per tenerle fuori a tempo indeterminato.
