Il fossile del polpo più antico mai scoperto, quello che dal 2000 veniva considerato una testimonianza straordinaria di un cefalopode vissuto oltre 300 milioni di anni fa, potrebbe rivelarsi qualcosa di completamente diverso. E decisamente meno affascinante.
Quando nel 2000 un gruppo di ricercatori annunciò la scoperta, la comunità scientifica accolse la notizia con entusiasmo. Un polpo fossile risalente a più di 300 milioni di anni fa avrebbe riscritto parte di quello che si sapeva sulla storia evolutiva dei cefalopodi, animali che ancora oggi affascinano biologi marini e paleontologi. Il reperto sembrava dimostrare che i polpi avessero origini molto più remote di quanto si pensasse, collocandoli in un’epoca geologica in cui la vita sulla Terra aveva un aspetto radicalmente diverso da quello attuale.
Un nautilo in decomposizione, non un polpo antico
A distanza di anni, però, quel fossile che ha fatto storia potrebbe essere stato frainteso. Nuove analisi suggeriscono che il reperto non appartenga affatto a un polpo, ma piuttosto a un nautilo in avanzato stato di decomposizione. Detto in parole povere: quello che i ricercatori avevano scambiato per il più antico polpo fossile conosciuto potrebbe essere semplicemente un nautilo mezzo marcio.
La differenza non è da poco. I nautili sono cefalopodi dotati di conchiglia esterna, parenti alla lontana dei polpi ma con una storia evolutiva e caratteristiche morfologiche molto diverse. Un nautilo in decomposizione, con i tessuti molli parzialmente degradati e la conchiglia compromessa, può effettivamente assumere un aspetto che, una volta fossilizzato, potrebbe trarre in inganno anche occhi esperti. Ed è esattamente quello che sembra essere successo.
Questo tipo di errore di identificazione, per quanto possa sembrare clamoroso, non è poi così raro nella paleontologia. I fossili di animali a corpo molle come i polpi sono estremamente rari proprio perché, in assenza di ossa o gusci rigidi, la conservazione è un evento eccezionale. Quando un reperto del genere salta fuori, c’è comprensibilmente la tendenza a volerlo inquadrare in una categoria nota, e a volte l’entusiasmo precede la cautela.
Cosa cambia per la storia evolutiva dei cefalopodi
Se la nuova interpretazione venisse confermata in modo definitivo, significherebbe che la datazione delle origini dei polpi andrebbe riconsiderata. Il fossile del polpo più antico tornerebbe a essere un mistero aperto, e la ricerca del primo vero polpo nella documentazione fossile ripartirebbe sostanzialmente da capo. Un bel colpo per chi aveva costruito ipotesi e modelli evolutivi basandosi su quel ritrovamento del 2000.
La questione è anche un promemoria di quanto sia complesso il lavoro di chi studia organismi fossili a corpo molle. Senza strutture rigide da analizzare, ogni dettaglio conta, e la differenza tra un polpo ancestrale e un nautilo in decomposizione può ridursi a sfumature che solo tecniche di analisi più moderne riescono a cogliere. Il reperto originale, classificato come il più antico fossile di polpo oltre 300 milioni di anni fa, potrebbe dunque perdere quel titolo che aveva mantenuto per oltre due decenni.
Resta il fatto che i cefalopodi continuano a essere tra i gruppi di animali più enigmatici dal punto di vista paleontologico, e che la ricerca di fossili genuini di polpo in epoche remote è tutt’altro che conclusa.
