Sei bagliori improvvisi sulla superficie della Luna, comparsi e svaniti in meno di un secondo. Gli astronauti della missione Artemis II, a bordo della capsula Orion, stavano sorvolando il lato nascosto del satellite quando hanno assistito a qualcosa di davvero raro: l’impatto di piccoli meteoriti sulla Luna in tempo reale. Un evento che nessun equipaggio vedeva con i propri occhi da decenni, e che ha colto di sorpresa anche la sala di controllo della Nasa.
Le telecamere di bordo non sono riuscite a catturare quei lampi, ma le comunicazioni tra equipaggio e centro di controllo sono state registrate durante la diretta trasmessa su YouTube. Gli astronauti hanno descritto i flash come bianchi o bianco azzurri, brevissimi. In quel momento Orion si trovava a una distanza dalla Terra compresa tra seimila e settemila chilometri, e l’equipaggio stava osservando un’eclissi solare che aveva immerso il lato nascosto della Luna in un buio totale. È stato proprio quel contrasto estremo a rendere visibili i bagliori generati dagli impatti sulla superficie.
Chiaramente, prima di partire, il team di Artemis II era stato addestrato anche al riconoscimento di possibili impatti di meteoriti sulla Luna. Quindi l’equipaggio ha capito subito cosa stava succedendo e lo ha segnalato seguendo i protocolli previsti. La Nasa ha poi confermato che si trattava effettivamente di collisioni naturali, un fenomeno monitorato da anni. L’agenzia non ha ancora pubblicato un comunicato ufficiale sull’episodio.
Perché quei meteoriti contano per le future basi lunari
Da quando si è cominciato a ragionare seriamente sulla costruzione di basi lunari permanenti, diversi gruppi di ricerca hanno valutato i rischi per i futuri abitanti del satellite. Oggi le due minacce principali per gli insediamenti umani sono i lunamoti e gli impatti dei meteoriti. Per i terremoti lunari esistono piani per installare sismografi che aiutino a comprendere meglio il fenomeno. Sul fronte dei meteoriti, invece, gli astronomi conoscono già la frequenza approssimativa degli impatti, e osservazioni come quelle fatte dall’equipaggio di Artemis II vengono utilizzate per integrare i modelli esistenti.
Sulla Terra, l’atmosfera distrugge la maggior parte dei meteoriti prima che raggiungano il suolo. Solo gli oggetti spaziali più grandi riescono a superare lo strato che circonda il pianeta, uno scenario che fortunatamente si verifica molto di rado. Sulla Luna il discorso cambia completamente: l’assenza di atmosfera fa sì che qualunque frammento di roccia spaziale finisca per colpire la superficie, come testimoniano le centinaia di milioni di crateri lunari.
E non servono grandi dimensioni per fare danni. Un micrometeorite che viaggia a decine di chilometri al secondo può perforare materiali sottili o danneggiare apparecchiature essenziali. Frammenti grandi anche solo pochi centimetri, a quelle velocità, colpiscono come proiettili e possono compromettere un habitat. I corpi superiori al metro sono in grado di creare crateri e rappresentano un rischio concreto, per quanto estremamente rari.
Contromisure già in fase di progettazione
Le agenzie spaziali tengono già conto di tutte queste eventualità. Le future tute per l’esplorazione lunare saranno dotate di rivestimenti multistrato e sensori di pressione per ridurre il rischio di perforazioni da micrometeoriti. Gli habitat seguiranno la stessa logica, con schermature supplementari nelle zone più vulnerabili. Esistono addirittura piani per costruire centri di ricerca all’interno di grotte e crateri, così da ridurre l’esposizione diretta.

