La battaglia legale tra Apple e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si arricchisce di un nuovo capitolo, e stavolta il terreno di scontro si sposta fino in Corea del Sud. Apple ha infatti presentato una richiesta formale per ottenere dati interni di Samsung Electronics, documenti che ritiene fondamentali per la propria difesa nella causa antitrust avviata dal governo americano. Una mossa che coinvolge direttamente il colosso sudcoreano e che potrebbe avere implicazioni significative per l’intero procedimento.
La vicenda parte da lontano. Nel marzo 2024, il Dipartimento di Giustizia USA insieme a un gruppo di stati ha citato in giudizio Apple, accusandola di sfruttare le regole dell’App Store, le restrizioni imposte agli sviluppatori e il controllo su funzionalità chiave di iPhone per limitare la concorrenza nel mercato degli smartphone e dei servizi correlati. Dopo un tentativo fallito da parte di Apple di far archiviare il caso, la causa è entrata nella fase di discovery, quella in cui le parti si scambiano documenti, richiedono registrazioni e raccolgono prove a sostegno delle rispettive posizioni.
Ed è proprio in questo contesto che Apple ha depositato un nuovo atto, chiedendo al tribunale di emettere una lettera rogatoriale formale per poter ottenere documenti da Samsung Electronics in Corea del Sud. Il motivo? La sussidiaria americana di Samsung, Samsung Electronics America, ha rifiutato di fornire i documenti richiesti, sostenendo che questi sarebbero in possesso esclusivo della casa madre coreana.
Cosa cerca Apple nei documenti Samsung
La richiesta di Apple si basa sulla Convenzione dell’Aia del 18 marzo 1970 sulla raccolta di prove all’estero in materia civile o commerciale, un meccanismo legale internazionale che consente ai tribunali di ottenere prove da entità straniere. Apple punta a ottenere report aziendali interni, analisi di mercato e dati relativi alle attività di Samsung nel settore degli smartphone, degli smartwatch e del Galaxy Store.
Secondo Apple, questi documenti potrebbero aiutare a chiarire quanto siano effettivamente competitivi i mercati degli smartphone e degli smartwatch, con quale frequenza gli utenti cambiano piattaforma e se le politiche di Apple abbiano davvero prodotto gli effetti anticoncorrenziali contestati nella causa.
Vale la pena ricordare che la Convenzione dell’Aia è già stata protagonista di recente in un altro caso collegato ad Apple. Nei mesi scorsi, la Corea del Sud ha rifiutato di eseguire una richiesta di documenti presentata da xAI nei confronti di Kakao, sviluppatore della nota superapp, giudicando le richieste troppo ampie e generiche. Apple sembra aver imparato la lezione: buona parte del documento depositato è dedicata a giustificare la portata e la specificità della richiesta, con l’evidente obiettivo di dimostrare sia al tribunale americano sia alle autorità sudcoreane che si tratta di una richiesta circoscritta e legata a questioni concrete del procedimento.
Le argomentazioni di Apple e i possibili ostacoli
Nel documento, Apple articola la propria posizione su diversi fronti: sostiene che le prove richieste sono rilevanti per la causa, che la lettera rogatoriale è ragionevolmente specifica e su misura, che non esistono mezzi alternativi adeguati per ottenere le stesse informazioni e che l’emissione della richiesta promuove gli interessi degli Stati Uniti senza compromettere quelli della Corea del Sud.
