Il successo di MacBook Neo sta creando un bel grattacapo ad Apple. Quello che doveva essere un prodotto intelligente per riciclare componenti avanzati si è trasformato in un caso da manuale: troppo successo, troppo in fretta, e ora la catena di fornitura non riesce a stare al passo. Il nuovo portatile economico della mela morsicata ha letteralmente sbaragliato le previsioni di vendita, e la cosa, per quanto positiva, porta con sé conseguenze tutt’altro che semplici da gestire.
Il punto è questo: MacBook Neo monta chip A18 Pro, gli stessi processori che erano stati originariamente pensati per iPhone 16 Pro. Ma non si tratta di chip perfettamente funzionanti. Sono unità con la GPU leggermente difettosa, scartate durante la produzione destinata agli iPhone e poi riutilizzate nel Neo con cinque core GPU attivi anziché sei. Una mossa furba, che ha permesso ad Apple di tenere il prezzo di partenza estremamente aggressivo, intorno ai 550 euro per la configurazione base. Il problema, secondo l’analista Tim Culpan, è che le scorte di questi chip “riciclati” si stanno esaurendo molto più rapidamente del previsto.
Sei milioni di unità non bastano
Apple aveva pianificato una produzione complessiva di circa 6 milioni di MacBook Neo, calibrata esattamente sulla quantità di A18 Pro scartati a disposizione. Ma la domanda sta evidentemente superando quella soglia, e adesso si aprono scenari piuttosto complicati. Le discussioni con i partner della supply chain sono già in corso.
Una delle opzioni sul tavolo prevede di pagare a TSMC un sovrapprezzo per rimettere in moto la produzione degli A18 Pro. Il punto critico, però, è quanto questo inciderebbe sul costo per unità. Se Apple decidesse di andare in questa direzione, potrebbe essere costretta a ritoccare i prezzi verso l’alto. Nel concreto, questo potrebbe significare l’eliminazione della configurazione base da 550 euro, lasciando in vendita soltanto il modello da circa 640 euro. Una scelta che preserverebbe i margini di profitto, ma che cambierebbe il posizionamento commerciale del prodotto.
Accelerare la seconda generazione o aspettare?
L’altra strada percorribile sarebbe accelerare lo sviluppo della seconda generazione di MacBook Neo, originariamente prevista per la metà del 2027. Questa versione dovrebbe montare chip A19 Pro, ovvero gli scarti della linea produttiva di iPhone 17 Pro. Facile a dirsi, molto meno a farsi: anticipare un intero ciclo produttivo comporta sfide logistiche enormi e tempistiche che non si comprimono a piacimento.
Culpan suggerisce anche un terzo scenario, il meno appetibile per i dirigenti Apple: semplicemente lasciar calare la disponibilità di MacBook Neo e attendere il prossimo anno. Nessun manager vuole trovarsi nella posizione di non poter soddisfare una domanda concreta che c’è oggi, adesso. Lasciare soldi sul tavolo non è esattamente nel DNA di Cupertino.
