La frana di Petacciato, nel cuore del Molise, si è riattivata dopo undici anni di apparente quiete. Il versante ha ricominciato a muoversi nella mattinata del 7 aprile, intorno alle 9:30, quando i sistemi di monitoraggio installati nell’area hanno registrato un’accelerazione improvvisa. Nel giro di poche ore il terreno ha deformato binari ferroviari, lesionato l’autostrada e paralizzato uno dei principali corridoi di collegamento del Paese. La costa adriatica si è trovata bloccata su entrambi i fronti, strada e ferrovia.
Le prime misure di sicurezza sono scattate quasi subito: chiuso un tratto dell’autostrada A14 tra Montenero di Bisaccia e Termoli e sospesa la circolazione ferroviaria sulla linea adriatica tra Vasto e Termoli. Secondo le prime valutazioni tecniche, la situazione è particolarmente complessa perché il fronte della frana si estende per circa quattro chilometri, una dimensione enorme che rende molto difficile trovare percorsi alternativi sia su strada che su rotaia. A innescare il movimento sarebbero state le intense piogge dei giorni precedenti. In alcune aree sono caduti oltre 200 millimetri di pioggia, saturando completamente i terreni e favorendo il dissesto.
Frana di Petacciato, trasporti nel caos e vita quotidiana stravolta
Gli effetti si sono visti subito, e non solo sulla carta. Il movimento del terreno ha deformato i binari della ferrovia adriatica di circa dieci centimetri in alcuni punti, mentre sull’A14 sono comparse lesioni sulla carreggiata. Alla stazione di Foggia centinaia di passeggeri sono rimasti bloccati, in attesa di informazioni su treni cancellati o deviati. Il traffico pesante si è accumulato lungo le arterie autostradali, con tempi di percorrenza molto più lunghi per chi viaggia tra Nord e Sud lungo la costa.
Ma non è solo una questione di trasporti. Circa 50 persone sono state evacuate a scopo precauzionale, e la prefettura di Campobasso ha disposto la chiusura delle scuole per l’8 aprile in tutta la provincia, compresa l’Università degli Studi del Molise, per ridurre gli spostamenti e alleggerire una rete stradale già congestionata dalle deviazioni. La frana, tra l’altro, non si è ancora fermata: il movimento del terreno continua a deformare infrastrutture e viabilità.
Una storia lunga oltre un secolo e un progetto da 27 milioni di euro
Quella di Petacciato è una frana conosciuta e monitorata da oltre cento anni. Il versante si è riattivato più volte nel corso della storia, e l’ultimo episodio significativo risale al 2015, quando alcune abitazioni furono demolite perché considerate troppo esposte al rischio. Stavolta, secondo i geologi, a rimettere tutto in moto sono state le piogge intense degli ultimi giorni, che hanno saturato il suolo rendendo instabile l’intero versante.
Proprio per la dimensione e la complessità del fenomeno, negli ultimi anni era stato elaborato un progetto di stabilizzazione dal valore di circa 27 milioni di euro. Il piano prevede la realizzazione di un sistema di drenaggio profondo per ridurre la quantità di acqua nel sottosuolo: numerosi pozzi drenanti profondi fino a 30 metri, dotati di drenaggi orizzontali capaci di intercettare l’acqua all’interno del corpo della frana. A questo si affiancherebbe una rete di canali superficiali per convogliare le acque piovane verso il mare Adriatico, limitando le infiltrazioni.
Per ora, però, ogni intervento resta subordinato all’evoluzione della frana. Finché il terreno continuerà a muoversi non sarà possibile riparare le infrastrutture danneggiate né riaprire completamente i collegamenti. Secondo la protezione civile, i tempi per il ritorno alla normalità potrebbero essere lunghi. Settimane, se non mesi, prima che il fronte della frana si stabilizzi e permetta di avviare gli interventi necessari.
