La verifica dell’età sui siti hard resta un tema caldissimo in Italia, e una recente decisione del TAR ha ridefinito i confini del potere di intervento di AGCOM nei confronti delle piattaforme con sede nell’Unione Europea. Il tribunale amministrativo ha accolto in parte il ricorso presentato da alcuni portali per adulti che operano legalmente in altri Paesi membri, segnando un punto importante nel braccio di ferro tra regolamentazione nazionale e diritto europeo.
Il nodo della questione riguarda l’estensione automatica delle misure imposte da AGCOM. Il TAR ha stabilito che, se da un lato la verifica dell’età resta un principio valido e legittimo a tutela dei minori, dall’altro l’Autorità italiana non può applicarla in modo automatico ai siti hard che hanno la propria sede legale in un altro Stato membro dell’UE. Il motivo è piuttosto tecnico ma sostanziale: il Garante non avrebbe seguito i canali informativi e le procedure stabilite dal diritto europeo prima di estendere i propri provvedimenti oltre i confini nazionali.
Cosa cambia concretamente per AGCOM e per i siti coinvolti
Questa decisione non cancella affatto l’obbligo di verifica dell’età. Quel principio rimane in piedi, ed è un aspetto che vale la pena sottolineare. Quello che il TAR ha messo in discussione è il metodo con cui AGCOM ha cercato di far valere la propria autorità su piattaforme che, trovandosi in altri Paesi dell’Unione Europea, rispondono prima di tutto alle normative del Paese in cui hanno sede. È una distinzione che può sembrare sottile, ma nella pratica fa una differenza enorme.
In sostanza, AGCOM avrebbe dovuto attivare i meccanismi di cooperazione previsti dalle normative comunitarie prima di procedere con provvedimenti vincolanti. Non averlo fatto ha rappresentato, secondo il TAR, una violazione procedurale che ha reso illegittima l’estensione automatica delle misure. I siti hard con sede nell’UE, quindi, per il momento non sono tenuti a conformarsi alle disposizioni italiane sulla verifica dell’età finché non viene seguito l’iter corretto.
Un precedente che pesa nel rapporto tra regolatori nazionali e normativa UE
La sentenza del TAR rappresenta un precedente significativo per tutti quei casi in cui un’autorità nazionale tenta di imporre regole a soggetti che operano nel mercato unico europeo. Il principio di fondo è chiaro: ogni Stato membro può adottare misure di protezione dei minori, ma deve rispettare le procedure europee quando queste misure vanno a toccare operatori con sede in altri Paesi dell’Unione.
Per AGCOM questo significa dover rivedere il proprio approccio. Non basta emanare un provvedimento e pretendere che valga ovunque. Serve un percorso formale, una comunicazione con le autorità competenti degli altri Stati membri, e il rispetto delle regole di cooperazione che l’Unione Europea ha messo in piedi proprio per evitare situazioni di questo tipo. I siti hard interessati dal ricorso hanno ottenuto, almeno per ora, un riconoscimento importante delle proprie ragioni.
