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Apple contro lo sviluppatore di Botify AI: la storia è assurda

Ex-Human porta Apple in tribunale per la rimozione delle sue app accusate di contenuti inappropriati, chiedendo anche 460000 euro di ricavi trattenuti.

scritto da Manuel De Pandis 06/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
App Store
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La battaglia legale tra Ex-Human e Apple sta facendo parecchio rumore. Lo sviluppatore di San Francisco, che ha creato le app Botify e Photify AI, ha deciso di portare il colosso di Cupertino in tribunale dopo quella che definisce una rimozione “arbitraria” dall’App Store. E la questione non riguarda solo il principio: sul piatto ci sarebbero anche circa 460.000 euro di ricavi che Apple starebbe trattenendo.

Apple vs Botify AI: che succede?

La vicenda ha radici tutt’altro che banali. Botify è una piattaforma di chatbot basati su intelligenza artificiale che permette agli utenti di conversare con personaggi virtuali. L’anno scorso, però, è finita sotto i riflettori dopo che il MIT Technology Review ha pubblicato un’inchiesta piuttosto inquietante. Il problema era la presenza di chatbot che si spacciavano per celebrità minorenni e personaggi di finzione, coinvolti in conversazioni a sfondo sessuale. In un caso specifico, un chatbot creato da un utente impersonava Jenna Ortega nel ruolo di Wednesday Addams e dichiarava che le leggi sull’età del consenso erano “fatte per essere infrante”. Altri bot imitavano versioni più giovani di Emma Watson e Millie Bobby Brown, rispettivamente a 16 e 17 anni, nonostante le attrici oggi abbiano 35 e 22 anni.

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Photify AI, dal canto suo, non è stata da meno in quanto a polemiche. L’app permetteva agli utenti di generare immagini di persone reali con abiti succinti senza il loro consenso.

La causa e le accuse di comportamento anticoncorrenziale

Secondo quanto sostiene Ex-Human nella causa, entrambe le app sono state rimosse dall’App Store con la motivazione di “attività disonesta o fraudolenta”. Il punto critico, secondo lo sviluppatore, è che Apple non avrebbe mai fornito esempi concreti di cosa abbia portato esattamente a questa decisione. “Apple non ha identificato alcuna transazione specifica, attività degli utenti o comportamento dell’applicazione che abbia costituito la base della sua determinazione”, si legge nel reclamo. Un dettaglio che Ex-Human sottolinea con forza: le stesse app risultano tuttora disponibili e in regola sul Google Play Store.

E qui la storia diventa ancora più interessante. Ex-Human ricorda che in passato il team di sviluppo business dell’App Store aveva classificato l’azienda come “sviluppatore ad alta crescita”. I numeri parlano chiaro: Botify generava un fatturato mensile di circa 305.000 euro, mentre Photify AI portava a casa all’incirca 92.000 euro al mese. Non esattamente spiccioli.

Ma c’è un’accusa ancora più pesante. Ex-Human sostiene che la rimozione di Photify AI sia avvenuta per ragioni anticoncorrenziali. La tempistica, secondo lo sviluppatore, non sarebbe casuale: la decisione di Apple sarebbe coincisa con il lancio promozionale di Image Playground, lo strumento di generazione immagini della stessa Apple. Una coincidenza che, nella lettura di Ex-Human, puzza parecchio di conflitto di interessi.

Cosa chiede lo sviluppatore

Ex-Human sta cercando di ottenere un’ingiunzione contro i ban imposti da Apple, puntando a far ripristinare le proprie app sull’App Store e a recuperare i ricavi trattenuti. La causa è stata presentata a San Francisco, e mette in discussione non solo le politiche di moderazione di Apple ma anche il potere discrezionale che il colosso tecnologico esercita nei confronti degli sviluppatori che operano sulla sua piattaforma. Il caso solleva interrogativi su dove finisca la legittima moderazione dei contenuti e dove inizi, potenzialmente, un uso strategico delle regole dell’App Store per favorire i propri prodotti.

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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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