Bird of Prey è il nome scelto da Airbus per il suo nuovo intercettore autonomo, un progetto che punta dritto a risolvere uno dei problemi più concreti della difesa moderna: come fermare i droni kamikaze economici che stanno ridefinendo gli scenari bellici contemporanei. Non parliamo di un concetto futuristico rimasto sulla carta, perché il sistema ha già completato il suo primo volo di prova con risultati che lasciano ben sperare.
L’approccio di Airbus è tanto semplice quanto efficace nella sua logica: rispondere alla minaccia dei droni con un altro drone. I velivoli kamikaze a basso costo sono diventati un incubo per i sistemi di difesa tradizionali, come dimostrano i conflitti recenti in Iran e in Ucraina. Questi dispositivi possono essere prodotti in serie, costano relativamente poco e hanno la capacità di saturare le difese aeree classiche, rendendole di fatto insufficienti. Bird of Prey nasce proprio per colmare questa lacuna, proponendo un modello di intercettazione autonoma che opera alla stessa scala di costo delle minacce che deve neutralizzare.
Il primo test operativo e i risultati ottenuti
Il primo volo di prova si è svolto in un poligono militare situato nel nord della Germania, e i dati emersi sono piuttosto incoraggianti. Durante il test, il sistema ha dimostrato di saper individuare, tracciare e ingaggiare con successo un bersaglio simulato. Tre fasi distinte che, messe insieme, rappresentano l’intero ciclo operativo richiesto in uno scenario reale. Un segnale chiaro del fatto che Bird of Prey potrebbe essere vicino all’impiego effettivo sul campo.
Quello che colpisce è anche la velocità con cui Airbus ha portato il progetto dallo sviluppo al primo volo. Bird of Prey è stato sviluppato in appena nove mesi, un tempo decisamente ridotto se si considera la complessità di un sistema di questo tipo. La rapidità di sviluppo non è casuale: risponde all’urgenza concreta di trovare contromisure efficaci contro una minaccia che evolve rapidamente e che mette in difficoltà anche le forze armate più tecnologicamente avanzate.
Il missile aria aria a basso costo sviluppato con Frankenburg Technologies
Un altro elemento centrale del progetto riguarda l’armamento. Nel primo test, Bird of Prey ha impiegato un missile aria aria Mark I, realizzato in collaborazione con Frankenburg Technologies. Anche questa componente segue la stessa filosofia che guida l’intero programma: mantenere i costi contenuti. Utilizzare munizioni costose per abbattere droni da poche centinaia di euro non avrebbe alcun senso economico e renderebbe insostenibile qualsiasi strategia difensiva su larga scala.
È proprio il rapporto costo/efficacia a rendere il concetto dietro Bird of Prey particolarmente rilevante. I droni kamikaze sono pericolosi non solo per la loro capacità distruttiva, ma soprattutto perché possono essere lanciati in sciami numerosi, costringendo le difese a spendere risorse enormi per ogni singola intercettazione. Un intercettore autonomo abbinato a un missile economico potrebbe ribaltare questa equazione, restituendo un vantaggio tattico a chi si difende.
