La stretta di Tesla contro chi utilizza dispositivi non autorizzati per attivare Full Self-Driving (Supervised) si fa sempre più dura. Da qualche tempo circolano accessori non ufficiali, venduti intorno ai 500 euro, che promettono di sbloccare la funzione di guida assistita più avanzata di Tesla anche nei paesi dove non è ancora disponibile. E sì, tra questi c’è anche l’Italia. Il problema è che dietro questa scorciatoia apparentemente innocua si nascondono conseguenze piuttosto serie, che vanno dalla perdita della garanzia fino a veri e propri guai con la legge.
Questi accessori si presentano come chiavette o piccoli moduli da collegare direttamente al CAN bus dell’auto, cioè la rete interna che gestisce comandi fondamentali come sterzo, freni e finestrini. Intercettando e modificando i segnali su questa rete, i dispositivi aggirano i blocchi software e la geolocalizzazione che impediscono l’uso di FSD in determinate aree geografiche. Il caso più eclatante arriva dalla Corea del Sud, dove FSD (Supervised) è disponibile ufficialmente solo su Model S, Model X e Cybertruck prodotti negli Stati Uniti. Chi possiede Model 3 e Model Y costruiti in Cina, pur avendo pagato oltre 5.300 euro per il pacchetto, resta tagliato fuori a causa di ritardi nelle certificazioni locali. Ed è proprio questa frustrazione che alimenta il mercato grigio del cosiddetto “jailbreak” automobilistico.
Email di avvertimento e garanzia a rischio
Tesla non è rimasta a guardare. Ha iniziato a inviare email di massa e notifiche tramite app ai proprietari, facendo capire in modo piuttosto esplicito che l’azienda sa perfettamente cosa sta succedendo. Nel messaggio, il costruttore americano sottolinea un punto chiave: chi utilizza dispositivi non autorizzati per modificare FSD diventa completamente responsabile in caso di incidenti. E non finisce qui. Tesla si riserva il diritto di rifiutare qualsiasi riparazione in garanzia, anche quando il danno non risulta direttamente collegato al dispositivo di sblocco. Tradotto: collegare uno di questi accessori può trasformare qualunque problema futuro dell’auto in una spesa interamente a carico del proprietario. Un dettaglio non da poco, considerando che anche l’assicurazione potrebbe rifiutarsi di coprire eventuali danni derivanti da una modifica non autorizzata al veicolo.
In Corea del Sud la faccenda ha assunto poi una dimensione ancora più seria. Il Ministero di Territorio, Infrastrutture e Trasporti ha diffuso un avviso ufficiale classificando l’uso di questi strumenti come una vera e propria violazione penale. Secondo la normativa coreana, modificare arbitrariamente il software del veicolo viola la Legge sulla gestione degli autoveicoli e può costare fino a 2 anni di carcere oppure multe fino a circa 12.000 euro. Tesla, dal canto suo, definisce questi dispositivi anche una minaccia alla cybersicurezza, perché potrebbero creare vulnerabilità sfruttabili da hacker per prendere il controllo di alcune funzioni dell’auto.
Quando arriverà FSD in Europa e nel resto del mondo
Nel frattempo Tesla continua a lavorare al percorso ufficiale per portare FSD (Supervised) in più paesi. L’azienda sta affrontando l’iter regolatorio europeo, con l’obiettivo di ottenere le prime autorizzazioni a partire dai Paesi Bassi, dove il via libera è atteso per aprile. Un’approvazione in Olanda potrebbe fare da apripista per un rilascio progressivo nel resto dell’Unione Europea. In Corea del Sud, invece, l’accesso a FSD dovrebbe estendersi gradualmente al resto della flotta dotata di hardware 4 (HW4). Il software intanto continua a ricevere aggiornamenti con l’obiettivo dichiarato di arrivare, un giorno, a una guida completamente “non supervisionata”, anche se le tempistiche reali dipenderanno dalle autorità competenti e dai test sul campo.
