Nel bel mezzo del Deserto del Mojave, uno dei luoghi più inospitali che si possano immaginare, è stato realizzato un impianto solare da 100 megawatt con l’aiuto di una flotta di robot autonomi. Non si tratta del solito progetto fotovoltaico: qui la vera protagonista è l’automazione spinta, quella che trasforma un cantiere sotto il sole cocente in una catena di montaggio a cielo aperto. Un esperimento che dimostra quanto le energie rinnovabili possano beneficiare della robotica e dell’intelligenza artificiale quando vengono messe davvero alla prova sul campo.
Il progetto ha preso forma all’interno del complesso Bellefield, sviluppato da AES, e rappresenta qualcosa di più di una semplice installazione su larga scala. È la dimostrazione concreta che l’automazione non funziona solo dentro i capannoni industriali o nelle fabbriche hi-tech, ma può essere portata anche in ambienti estremi, dove le temperature rendono il lavoro umano molto più faticoso e dove i ritmi richiesti sarebbero difficili da sostenere con i metodi tradizionali.
Prestazioni da record grazie ai robot
I numeri raccontano bene la portata di quello che è successo nel Deserto del Mojave. Il sistema utilizzato per la costruzione dell’impianto solare è composto da più macchine che lavorano in coordinamento. Con questo approccio, ogni operatore riesce a posare fino a 24 moduli fotovoltaici all’ora, un dato già notevole di per sé. Ma la cosa davvero impressionante riguarda i robot: le macchine riescono ad assemblare più di un pannello al minuto, raggiungendo una velocità di posa complessiva che è quasi il doppio rispetto ad altri sistemi disponibili.
È un salto enorme, se ci si pensa. Non si parla di un miglioramento marginale o di qualche punto percentuale in più di efficienza. La velocità raddoppiata significa dimezzare i tempi di cantiere, ridurre i costi e, in definitiva, rendere più accessibile la transizione verso le energie rinnovabili anche in contesti dove fino a poco tempo fa sarebbe stato economicamente poco conveniente costruire.
Va detto che i robot da soli non basterebbero a spiegare queste prestazioni. Dietro i risultati ottenuti nel complesso Bellefield c’è anche il contributo dell’intelligenza artificiale e delle piattaforme cloud messe a disposizione da grandi realtà tecnologiche. È proprio l’AI a coordinare il lavoro delle macchine, a ottimizzare i percorsi, a gestire i tempi e probabilmente anche a prevedere e prevenire eventuali problemi durante le operazioni di posa.

