Prendere un autobus, scendere alla fermata giusta, arrivare dove si deve. Per la maggior parte delle persone è un gesto quasi automatico, qualcosa a cui non si pensa nemmeno. Ma per chi vive con un disturbo dello spettro autistico, e per le famiglie che ogni giorno affrontano questa realtà, spostarsi in città può trasformarsi in un ostacolo enorme. In Italia si stima che circa 500mila persone siano nello spettro autistico, la maggior parte bambini secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità. Il dato che colpisce di più, però, è un altro: circa il 90% di queste persone non riesce a spostarsi da solo. Ed è proprio da questa difficoltà concreta che nasce BluGo, la prima applicazione italiana pensata per accompagnare le persone autistiche nei loro spostamenti quotidiani, combinando tecnologia e supporto umano in un sistema che funziona davvero.
BluGo è gratuita per gli utenti e integra Gps, Qr code, Spid e una rete di volontari certificati. Il meccanismo è una specie di accompagnamento intelligente che segue la persona lungo tutto il percorso, dalla fermata del mezzo pubblico fino alla destinazione finale, sia attraverso l’app che con l’aiuto fisico dei volontari. Il progetto è stato presentato dal suo ideatore, Stefano Fonzi, il primo aprile, alla vigilia della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. Da quel momento BluGo può essere scaricata e utilizzata nei territori dei Comuni che decidono di aderire.
Come funziona BluGo nella pratica
L’idea di fondo è piuttosto intuitiva: trasformare uno spostamento complesso in qualcosa che assomiglia il più possibile a un normale percorso tracciato da un’app di navigazione. Dopo aver scaricato l’applicazione, si pianifica il viaggio indicando punto di partenza, destinazione e eventuali tappe intermedie. Il sistema individua in automatico i volontari disponibili nel raggio di cinque chilometri dalla fermata del mezzo pubblico.
Quando la persona arriva alla fermata prevista e scende dal bus o dal treno, il volontario allertato dall’app la prende in carico tramite la scansione di un Qr code presente sul telefono. Da lì parte l’accompagnamento fino alla destinazione, a piedi oppure con altri mezzi. Durante tutto il tragitto la posizione viene monitorata via Gps, ogni passaggio viene registrato digitalmente e la famiglia o il tutore ricevono notifiche in tempo reale su ogni fase dello spostamento. BluGo prevede anche un pulsante di emergenza sempre attivo, capace di avvisare immediatamente il tutore e attivare una chiamata diretta al 112.
C’è poi un aspetto fondamentale che riguarda la sicurezza: autista del mezzo, volontario e persona assistita vengono tutti identificati tramite Spid, garantendo piena tracciabilità. E i volontari non sono persone qualsiasi. Per entrare nella rete di BluGo bisogna completare un percorso formativo obbligatorio di dodici ore, erogato online da psicologi e tecnici comportamentali specializzati in autismo. La formazione copre la gestione di eventuali comportamenti problematici, le modalità di comunicazione più efficaci e le procedure di sicurezza da adottare in caso di emergenza.
Un modello pensato per crescere, territorio dopo territorio
BluGo è stato progettato per essere adottato facilmente dalle amministrazioni locali. Ai Comuni che aderiscono viene richiesto soltanto un contributo minimo, mentre la gestione della formazione e il supporto operativo restano a carico del progetto. Non servono modifiche alle infrastrutture esistenti. Anche per le aziende di trasporto pubblico l’integrazione è semplice: ai conducenti si chiede solo di seguire un breve tutorial informativo di pochi minuti sul funzionamento del sistema.
Dietro BluGo c’è anche una storia personale. Stefano Fonzi, musicista, ha scelto di cambiare vita per dedicarsi completamente al figlio Francesco, che vive con un disturbo dello spettro autistico. L’intuizione è nata da un problema concreto: Francesco, appassionato di cucina, avrebbe voluto frequentare l’Istituto alberghiero dell’Aquila, che però si trova a cinquantacinque chilometri da casa. Accompagnarlo ogni giorno in auto sarebbe stato complicatissimo, ma lasciarlo affrontare quel viaggio da solo era impensabile. Quella difficoltà non riguardava solo la loro famiglia, ma moltissime altre. BluGo nasce quindi da un bisogno reale e diffuso: permettere alle persone nello spettro autistico di spostarsi in modo autonomo, senza rinunciare alla sicurezza.
