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Artemis: l’Italia costruirà la prima casa sulla Luna

L'Italia protagonista del programma Artemis: dall'ingegneria di Orion alla costruzione della prima casa lunare

scritto da Ilenia Violante 04/04/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
Artemis
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Il programma Artemis sta entrando nel vivo, e l’Italia si prepara a giocare una partita da protagonista assoluta. Mentre la capsula Orion con a bordo quattro astronauti viaggia verso la Luna dopo il successo del lancio di Artemis II, il nostro paese è già al lavoro su qualcosa di ancora più ambizioso. Un modulo abitativo lunare che diventerà, di fatto, la prima “casa” per gli esseri umani sulla superficie del satellite. E no, non è fantascienza. È ingegneria italiana, quella vera.

Ma facciamo un passo indietro. La capsula Orion, lanciata con lo Space Launch System della Nasa e spinta dallo European Service Module dell’Esa, trasporta il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen. La missione durerà circa 10 giorni. Durante questo periodo gli astronauti raggiungeranno una distanza di circa 7400 km dalla superficie lunare, testando i sistemi di supporto vitale in vista dei futuri allunaggi. La filiera spaziale italiana è già fondamentale in questa fase. I pannelli fotovoltaici che compongono le quattro “ali” della capsula, capaci di generare oltre 11 kW di potenza, e le unità di distribuzione elettrica sono stati realizzati da Leonardo nello stabilimento di Nerviano. Invece, Thales Alenia Space ha sviluppato a Torino la struttura primaria dell’Esm.

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Programma Artemis: la nuova strategia della Nasa

La Nasa ha recentemente cambiato le carte in tavola. Il programma Lunar Gateway, la stazione orbitante cislunare pensata come scalo intermedio verso Marte, è stato sospeso. La ragione ufficiale è la necessità di snellire l’architettura delle missioni e concentrarsi sullo sviluppo diretto di una base di superficie. Questo dovrebbe garantire una maggiore cadenza di lanci e accelerare lo sviluppo di tecnologie per la sopravvivenza e la colonizzazione umana.

La nuova tabella di marcia prevede il lancio, nel prossimo anno, della missione Artemis III, dedicata a sperimentare in orbita bassa terrestre tutti i sistemi e i lander che verranno impiegati nei viaggi successivi. Subito dopo, all’inizio del 2028, sarà il turno di Artemis IV, la missione che segnerà lo storico ritorno umano sulla superficie della Luna. Ed è proprio nelle missioni successive che l’Italia entrerà in gioco in maniera ancora più pesante. Il ministro Adolfo Urso, durante un bilaterale con l’amministratore delegato della Nasa Jared Isaacman, ha dichiarato di aver firmato “una significativa intesa per rafforzare la cooperazione spaziale tra Italia e Stati Uniti proprio sui moduli abitativi lunari, sui sistemi di comunicazione e sulle attività scientifiche”.

L’obiettivo? Favorire una presenza umana stabile e duratura sulla Luna, con la conferma della presenza di almeno un astronauta italiano nelle future missioni del programma Artemis, come era già stato anticipato da Josef Aschbacher, direttore generale dell’Esa, nel novembre scorso.

Come sarà la prima casa extraterrestre, made in Italy

Ed eccoci al pezzo forte. Il modulo abitativo, chiamato Mph, è sviluppato nell’ambito di una collaborazione bilaterale tra l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e la Nasa. Progettato nei laboratori torinesi di Thales Alenia Space, avrà le sue operazioni controllate da Terra tramite Altec, società italiana partecipata di Thales e Asi, sempre basata a Torino.

Parliamo di un modulo pressurizzato in lega metallica, di forma cilindrica, con un diametro di circa 3 metri e una lunghezza di 6 metri (un po’ come un container, per capirsi), con un vincolo di massa al lancio non superiore alle 14 tonnellate. Opererà esclusivamente nella regione del Polo Sud lunare, a latitudini comprese tra 84° S e 90° S.

Dettaglio notevole, il modulo sarà dotato di ruote e potrà muoversi. Come hanno spiegato Simone Pirrotta e Simone Iliano dell’Asi, a margine della diretta del lancio di Artemis II, “Mph è un asset abitativo semovente, capace di operare in modo sinergico con altri elementi del programma Artemis. Avrà un’autonomia energetica e comunicativa a partire da 48 ore dopo il suo posizionamento sulla superficie”. Potrà ospitare 2 astronauti per missioni standard di 7 giorni, estendibili fino a 30, con servizi igienici, un angolo per riscaldare gli alimenti e tutta la strumentazione scientifica necessaria per gli esperimenti. Includerà airlock per la pressurizzazione e depressurizzazione indispensabili per le “passeggiate” lunari. E nei periodi senza equipaggio, funzionerà da laboratorio di ricerca robotico, capace di rimanere attivo senza manutenzione diretta per cicli continui fino a 3 anni.

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Ilenia Violante
Ilenia Violante

Laureata in Culture Digitali con Specialistica in Marketing. Faccio della lettura e la scrittura il mio lavoro nonché la mia più grande passione !

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