Per settimane si era pensato a un’epatite fulminante legata a un’intossicazione alimentare. E invece la verità è un’altra, decisamente più inquietante: la causa della morte delle due donne, madre e figlia di 50 e 15 anni, decedute dopo la vigilia di Natale scorso a Campobasso, è un avvelenamento da ricina. Una tossina potentissima, citata anche nella celebre serie tv Breaking Bad dal personaggio di Walter White, capace di uccidere in dosi minime e molto difficile da individuare durante un’autopsia. Ma di cosa si parla esattamente quando si fa riferimento a questa sostanza? E perché è così temuta?
La ricina è una sostanza naturale considerata tra le più tossiche conosciute. Si trova nella polpa dei semi di ricino (Ricinus communis), la stessa pianta da cui si ricava l’olio utilizzato, per esempio, in pitture, vernici o come lubrificante per macchinari industriali. Si tratta di una lectina glicoproteica che agisce bloccando l’attività di sintesi proteica dei ribosomi, provocando di conseguenza la morte cellulare. La tossicità, però, non si ferma qui. Esistono anche altri meccanismi, non ancora del tutto chiari, che causano l’induzione dell’apoptosi, l’alterazione della struttura e della funzione della membrana cellulare e il rilascio di mediatori dell’infiammazione, le cosiddette citochine.
Come avviene l’avvelenamento da ricina e quali sono i sintomi
L’avvelenamento da ricina è un evento piuttosto raro, ma quando si verifica può sviluppare una malattia potenzialmente letale e a insorgenza rapida. La tossina può entrare nell’organismo per ingestione, inalazione o iniezione, e il quadro clinico cambia a seconda della via di somministrazione. L’inalazione è la modalità più pericolosa, seguita dall’ingestione orale.
Anche i sintomi iniziali variano. Nel caso di ingestione, compaiono nausea, vomito, diarrea, ematemesi (sangue nel vomito) e melena (sangue nelle feci). Se invece la ricina viene inalata, le prime manifestazioni sono tosse, dispnea, mal di gola e congestione. Con l’iniezione, i segni clinici includono eritema, indurimento, vesciche, sindrome da permeabilità capillare e necrosi localizzata. Man mano che l’avvelenamento da ricina progredisce, possono subentrare convulsioni, shock, insufficienza d’organo, edema polmonare e insufficienza respiratoria, fino al decesso. Il fatto che questa tossina sia così difficile da rilevare durante le analisi post mortem rende tutto ancora più complesso dal punto di vista investigativo. Proprio questo aspetto ha contribuito a ritardare la corretta identificazione della causa di morte nel caso di Campobasso.
Cosa fare in caso di sospetto avvelenamento
Ed è qui che la situazione diventa ancora più seria. Ad oggi non esistono antitossine o antidoti specifici approvati per uso umano contro la ricina. Nessuno. Il trattamento si basa interamente su terapie di supporto, pensate per gestire i sintomi e le complicazioni via via che si presentano. Nulla di risolutivo, solo contenimento del danno. Se ci si trovasse davanti a un sospetto caso di avvelenamento da ingestione di sostanze tossiche, la prima cosa da fare è chiamare immediatamente i soccorsi e contattare il centro antiveleni, seguendo con attenzione le indicazioni ricevute. È fondamentale non indurre il vomito e non somministrare latte o altri rimedi casalinghi, perché possono peggiorare i danni, sia locali che sistemici.
