La campagna sull’invecchiamento attivo del ministero della Salute ha riportato l’attenzione su un dato che dice molto: nel nostro Paese le persone over 65 hanno superato i 14 milioni e mezzo, circa il 24,7% della popolazione complessiva. L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, e questo è un risultato notevole. Però c’è un rovescio della medaglia che spesso non riceve lo spazio che meriterebbe, l’osteoporosi. Una malattia cronica socialmente rilevante che accompagna l’invecchiamento e che riguarda circa cinque milioni di italiani, con una prevalenza dell’80% tra le donne in post menopausa.
A livello globale i numeri fanno ancora più impressione. 500 milioni di persone ne sono colpite, una donna su tre e un uomo su cinque over 50 subiranno nel corso della vita una frattura osteoporotica. E con l’invecchiamento della popolazione, il peso di questa patologia è destinato a crescere.
Osteoporosi: calcio e vitamina D, il deficit italiano che pochi conoscono
Quello che forse non è abbastanza chiaro è quanto il problema dell’osteoporosi sia legato a carenze nutrizionali che si potrebbero affrontare molto prima che la malattia si manifesti. In un incontro promosso a Milano da IBSA, in occasione del lancio del nuovo integratore a base di calcio citrato, è emerso un quadro piuttosto chiaro.
Come ricordato da Orazio Falla, endocrinologo e responsabile dell’ambulatorio osteoporosi ASL Roma 5, il contesto italiano presenta criticità significative. L’assunzione di calcio, sia attraverso la dieta sia tramite supplementazione, è tra le più basse d’Europa, e anche i livelli di vitamina D risultano spesso insufficienti. Il punto è che queste due sostanze camminano insieme. La vitamina D favorisce l’assorbimento intestinale del calcio. Il calcio poi non serve solo alle ossa, ma contribuisce alla contrazione muscolare, alla coagulazione del sangue e alla trasmissione nervosa.
A peggiorare le cose ci sono gli stili di vita moderni. Una vita più indoor riduce l’esposizione al sole, fondamentale per la vitamina D. La rinuncia ai latticini, che restano la fonte più ricca di calcio, avviene a volte per intolleranze reali, altre per scelte alimentari particolari.
Anche qui serve attenzione: un formaggio può essere privo di lattosio ma comunque ricco di calcio. Come sottolineato da Cesare Liberali, Medico di Medicina Generale ASST Milano Ovest, una particolare attenzione va riservata anche ai pazienti giovani con disturbi alimentari, celiachia o malattie infiammatorie croniche intestinali come il morbo di Crohn. Questi possono alterare l’assorbimento dei nutrienti, così come a chi segue regimi alimentari molto restrittivi, atleti compresi.
Non solo donne in menopausa: l’osteoporosi riguarda anche i giovani e gli uomini
Uno dei problemi culturali che circondano l’osteoporosi è la sua associazione quasi automatica con le donne in post menopausa. La riduzione della protezione estrogenica accelera effettivamente la demineralizzazione ossea. La malattia però riguarda anche gli uomini, in particolare in età avanzata, perché anche l’andropausa incide sulla riduzione degli ormoni sessuali. Allo stesso modo, le numerose forme secondarie di osteoporosi, associate a patologie o condizioni cliniche preesistenti, possono colpire soggetti giovani. Più enfasi andrebbe posta sui fattori di rischio modificabili come la vita sedentaria e la dieta scorretta, che non sempre vengono percepiti come legati alla salute ossea.
Sul fronte della gestione, il medico di medicina generale può occuparsi in autonomia dei casi meno gravi, come i pazienti che necessitano di integrare calcio e vitamina D o quelli con osteopenia e forme iniziali di osteoporosi. Quando invece compaiono fratture, cedimenti vertebrali o complicanze importanti, diventa necessario il coinvolgimento dello specialista.
Quanto alla supplementazione, Falla ha chiarito un punto spesso frainteso: la vitamina D va assunta per tutto il tempo necessario a mantenere i valori corretti, senza interruzioni a “yo yo“. E lo stesso vale per il calcio. L’intollerante al lattosio, per esempio, non può ricavarlo dalla dieta e deve integrarlo in modo continuativo. L’integrazione, per chi ne ha bisogno, viene favorita anche dalla semplicità di assunzione. La possibilità di assumere un prodotto masticabile, senza acqua e anche lontano dai pasti, può rivelarsi un fattore che fa la differenza. Specialmente per chi ha giornate dense e poco scandite da momenti rituali.
