Un data center Oracle a Dubai è stato colpito dall’Iran. La rivendicazione arriva direttamente dall’IRGC, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, che ha confermato l’attacco contro l’infrastruttura della nota azienda tecnologica americana situata negli Emirati Arabi Uniti. Oracle, al momento, non ha rilasciato alcun commento ufficiale sulla vicenda. E non è nemmeno la prima volta che succede qualcosa del genere nella regione: nelle settimane precedenti, alcuni droni avevano già causato danni a un’infrastruttura AWS (Amazon) in due occasioni distinte, una in Bahrein e una sempre negli Emirati.
Il Ministero dell’Interno degli Emirati ha comunicato tramite un post su X che la difesa aerea nazionale ha intercettato 5 missili balistici e 35 droni provenienti dall’Iran nella giornata del primo aprile. Il giorno successivo si sono aggiunti altri 19 missili e 26 droni. Non esiste una conferma diretta che colleghi queste intercettazioni all’attacco al data center Oracle, però le tempistiche coincidono in modo piuttosto evidente.
Diciotto aziende americane nel mirino dell’Iran
Oracle non è l’unica Big Tech americana finita nella lista degli obiettivi. L’IRGC ha inserito in un elenco ben 18 aziende, tutte potenziali bersagli nell’ambito di un conflitto che ormai coinvolge buona parte del Medio Oriente e per il quale le speranze di tregua sembrano davvero ridotte al minimo. Tra i nomi presenti ci sono colossi come Alphabet (Google), Amazon, Apple, Boeing, Cisco, Dell, General Electric, HP, IBM, Intel, JPMorgan Chase, Meta, Microsoft, NVIDIA, Palantir, Tesla. Compare anche G42, azienda con sede proprio negli Emirati Arabi Uniti.
Quando colpire internet diventa un’arma di guerra
Questa è forse la prima guerra nella storia in cui gli annunci e i proclami passano direttamente dai social. Lo dimostrano i post del Presidente degli Stati Uniti sulla sua piattaforma personale, Truth. In uno degli ultimi messaggi pubblicati, ad esempio, esulta per la distruzione di un ponte in Iran allegando il video dell’esplosione e anticipando che ci saranno molte altre azioni simili. In un altro promette di radere al suolo le centrali elettriche iraniane, mentre durante una conferenza ha dichiarato di voler riportare il paese nemico all’età della pietra, a cui a suo dire appartiene. E tra un intervento e l’altro sulle sorti del mondo, trova anche il tempo per commentare l’ipotetica chirurgia plastica di Bruce Springsteen.
Colpire i data center significa qualcosa di molto concreto: vuol dire minare la stabilità e l’accessibilità di internet per un’intera area geografica. Vuol dire mettere in ginocchio un paese anche facendo leva sull’impossibilità della sua popolazione di comunicare e di informarsi. Non si tratta più di uno scenario bellico fatto di trincee e di obiettivi esclusivamente militari. L’attacco al data center Oracle a Dubai rappresenta esattamente questo tipo di escalation, dove le infrastrutture digitali diventano bersagli strategici tanto quanto ponti, porti o basi aeree.
