Un satellite Starlink della costellazione di SpaceX è esploso in modo improvviso mentre si trovava in orbita. La notizia arriva a poche settimane da un episodio praticamente identico, e questo secondo caso sta alimentando parecchia preoccupazione tra gli addetti ai lavori. La causa ufficiale, per ora, viene descritta come una generica “anomalia”, senza ulteriori dettagli tecnici da parte dell’azienda.
Quello che si sa è che l’esplosione ha generato decine di detriti tracciabili, ma secondo le prime valutazioni non dovrebbero rappresentare un pericolo né per la Stazione Spaziale Internazionale né per missioni in corso come Artemis II. I frammenti prodotti dalla distruzione del satellite, infatti, dovrebbero rientrare nell’atmosfera terrestre e bruciare nel giro di poche settimane, senza raggiungere la superficie.
SpaceX, va detto, non ha inizialmente usato la parola “esplosione”. Ha parlato appunto di anomalia e ha comunicato di aver perso il contatto con uno dei propri satelliti. Quasi in contemporanea, però, la società di tracciamento spaziale LeoLabs ha confermato di aver rilevato immediatamente decine di oggetti nelle vicinanze del satellite identificato come Starlink 34343. Insomma, il quadro è piuttosto chiaro anche senza usare termini espliciti.
L’orbita terrestre bassa è sempre più affollata
Il fatto che questo sia il secondo episodio simile in pochi mesi rende la questione molto più seria di un semplice incidente isolato. La costellazione Starlink conta ormai migliaia di satelliti attivi nell’orbita terrestre bassa, e ogni evento di questo tipo contribuisce ad aumentare la quantità di detriti spaziali in circolazione. Anche quando i frammenti sono destinati a rientrare e disintegrarsi nell’atmosfera in tempi relativamente brevi, il rischio di collisioni a catena con altri satelliti o con infrastrutture orbitali resta un tema caldo.
Il problema dell’affollamento orbitale non riguarda solo SpaceX, naturalmente. Ma la costellazione Starlink, per dimensioni e ritmo di crescita, è quella che più di tutte contribuisce alla densità di oggetti nell’orbita bassa. Ogni lancio aggiunge decine di nuovi satelliti, e quando uno di questi va incontro a un’anomalia catastrofica, il numero di oggetti da tracciare si moltiplica all’improvviso.
