Le minacce dell’Iran contro le grandi aziende tecnologiche statunitensi stanno segnando un nuovo capitolo nella tensione tra Teheran e Washington. Non si parla solo di diplomazia o di operazioni militari tradizionali: il fronte si è allargato fino a coinvolgere direttamente nomi come Apple, Amazon, Google, Microsoft e molti altri colossi del settore tech e non solo. Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, noto con la sigla IRGC, ha pubblicato attraverso il media nazionale Sepah News una dichiarazione esplicita in cui annuncia l’intenzione di colpire le società americane presenti nei territori vicini all’Iran.
La guerra, ormai è chiaro a chiunque, non si combatte più soltanto con truppe e trincee. Lo si era già visto con la cyberwar tra Russia e Ucraina, ma quello che sta succedendo in Medio Oriente da oltre un mese rappresenta un ulteriore salto di qualità. L’escalation ha già toccato infrastrutture concrete delle Big Tech americane: basti pensare ai data center AWS colpiti dai droni. E adesso il rischio è che azioni simili possano ripetersi con maggiore frequenza e intensità.
Le 18 aziende nel mirino dell’IRGC: da Apple ad Amazon, passando per Tesla e NVIDIA
L’IRGC non si è limitato a generiche dichiarazioni di ostilità. Ha diffuso un elenco preciso di 18 società considerate obiettivi. In ordine alfabetico figurano Alphabet (Google), Amazon, Apple, Boeing, Cisco, Dell, General Electric, HP, IBM, Intel, JPMorgan Chase, Oracle, Meta, Microsoft, NVIDIA, Palantir e Tesla. L’unica azienda della lista che non ha sede negli Stati Uniti è G42, con base negli Emirati Arabi Uniti.
L’accusa rivolta a tutte queste realtà è sostanzialmente identica: aver fornito supporto nella pianificazione o nell’organizzazione della campagna militare americana, condotta al fianco di Israele. Le aziende vengono descritte come un elemento chiave nella progettazione e nel monitoraggio di quelli che l’IRGC definisce “obiettivi terroristici”. Parole pesanti, che lasciano poco margine all’ambiguità.
Insieme alla lista è arrivato anche un ultimatum rivolto a tutti i dipendenti delle società citate: lasciare immediatamente il proprio posto di lavoro. La minaccia è quella di colpire uffici e infrastrutture a partire dalle ore 20:00 di Teheran della sera stessa della pubblicazione.
Una dichiarazione che non lascia spazio alla diplomazia
Il tono usato dall’IRGC nelle dichiarazioni pubblicate su Sepah News è decisamente esplicito. La formula adottata parla chiaro: per ogni assassinio e atto terroristico compiuto in Iran, una struttura o unità appartenente a queste aziende verrà distrutta. Non è il tipo di linguaggio che si presta a interpretazioni diplomatiche morbide, e di fatto segna una linea di confronto diretto non solo con il governo americano, ma con l’intero ecosistema economico e tecnologico degli Stati Uniti presente nella regione.
Al momento della diffusione della notizia, nessuna delle 18 società prese di mira ha rilasciato commenti o dichiarazioni ufficiali in risposta alle minacce dell’Iran. Lo scenario resta quindi aperto, con queste aziende che si trovano improvvisamente al centro di un conflitto che fino a poco tempo fa sembrava riguardare esclusivamente governi ed eserciti.
