Il costo di dismissione della linea fissa WINDTRE è salito di nuovo. Da febbraio 2026, chi vuole disattivare la propria linea o passare a un altro operatore si trova a pagare 35 euro IVA inclusa, contro i 22 euro applicati in precedenza. Un aumento netto, che arriva dopo anni di braccio di ferro tra l’operatore e l’AGCOM sul tema dei costi di recesso dalla rete fissa.
Per capire come si è arrivati a questo punto, vale la pena fare un passo indietro. La delibera AGCOM 487/18/CONS, pubblicata a ottobre 2018, aveva stabilito regole chiare: le spese di recesso devono essere proporzionate al valore del contratto e ai costi realmente sostenuti per la dismissione o il trasferimento del servizio. In pratica, al cliente andava addebitato il costo più basso tra una mensilità di canone e i costi effettivi dell’operatore. WINDTRE aveva rispettato questa impostazione a partire da febbraio 2019, ma le cose sono cambiate nel tempo.
Dal 21 novembre 2022, per i nuovi clienti, l’operatore aveva iniziato ad addebitare direttamente i costi realmente sostenuti, senza più confrontarli con la mensilità di canone. Poi, da febbraio 2023, questa logica era stata estesa anche ai vecchi clienti, con un costo unico di 35 euro più IVA (42,70 euro IVA inclusa) per qualsiasi richiesta di disattivazione. L’AGCOM non era rimasta a guardare: con la delibera 183/23/CONS, pubblicata il 1° agosto 2023, aveva sanzionato WINDTRE con una multa di 464mila euro, ritenendo che i costi applicati non fossero in linea con la normativa. Dopo la sanzione, l’operatore aveva temporaneamente abbassato il costo di dismissione a 22 euro, specificando però che si trattava di una misura provvisoria in attesa dell’esito del ricorso presentato al TAR del Lazio. Quel ricorso è stato respinto con sentenza pubblicata il 21 febbraio 2025.
Il nuovo importo e l’adeguamento alla normativa sui 24 mesi
Ora, a quasi un anno dalla sentenza del TAR (non appellata), WINDTRE ha aggiornato la tabella dei costi di disattivazione sul proprio sito. Il nuovo importo è di 35 euro IVA inclusa, valido per tutte le linee fisse indipendentemente dalla tecnologia. Non viene più fatto alcun riferimento alla provvisorietà del costo né all’impugnazione della sanzione AGCOM. Di fatto, l’operatore è passato da 22 a 35 euro senza applicare il criterio della mensilità di canone, il che solleva dubbi sulla piena conformità alla normativa vigente.
Oltre a questo importo, restano comunque da pagare le eventuali rate residue del modem (e dell’antenna 5G nel caso di offerte FWA) in vendita abbinata per 48 mesi, così come le rate residue dell’eventuale costo di attivazione rateizzato.
C’è però una novità importante, che riguarda chi ha attivato la propria linea fissa dal 3 gennaio 2024 in poi. Per questi clienti, il costo di dismissione di 35 euro viene addebitato solo se il recesso avviene nei primi 24 mesi. Dopo quel periodo, la disattivazione non comporta alcun costo. Questo adeguamento risponde alla delibera AGCOM 307/23/CONS, il regolamento pubblicato proprio il 3 gennaio 2024, che stabilisce il diritto dell’utente a recedere senza penali né costi di disattivazione dopo il ventiquattresimo mese dalla stipula del contratto, con un preavviso massimo di un mese.
Per le linee attivate fino al 2 gennaio 2024, invece, il costo di 35 euro si applica sempre, a prescindere da quanto tempo si è clienti.
Possibili sviluppi normativi e l’eccezione per le rimodulazioni
Sul fronte regolatorio, qualcosa potrebbe ancora cambiare. Con la delibera 243/25/CONS, pubblicata il 6 novembre 2025, l’AGCOM ha avviato un procedimento e una consultazione pubblica per aggiornare le linee guida sui costi di dismissione e trasferimento delle utenze fisse, anche per recepire le modifiche normative intervenute dal 2018. Nella delibera si fa riferimento alla richiesta di un operatore di superare il limite del canone medio previsto dalle linee guida, per poter addebitare i costi realmente sostenuti.
Resta valida, infine, l’eccezione legata alle rimodulazioni: nel caso di passaggio ad altro operatore o dismissione della linea a seguito di modifiche unilaterali del contratto, inviando disdetta e specificando la non accettazione delle nuove condizioni, i costi di disattivazione non vengono addebitati.
